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Come entra la comunità umbra nella campagna elettorale e come ne uscirà dal voto? L’appuntamento con le urne è nazionale, d’accordo, ma l’Italia non è un’entità astratta: è fatta di comuni, province e regioni, ciascun territorio con le proprie peculiarità e problemi. Come ne uscirà dal punto di vista degli eletti, grosso modo si sa già: quanto ai risultati, stando ai sondaggi di oggi, la truppa del centrosinistra farà ancora una volta bingo; quanto ai nomi, sono in fila: l’elettorale non ha alcun potere di stravolgere la classifica. Come, invece, l’Umbria ne uscirà quanto a prospettive è tutto da verificare. Innanzitutto non è detto che in campagna elettorale si parli di Umbria, se non marginalmente. In secondo luogo, qualora se ne dovesse parlare, presumibilmente sentiremo da ogni pizzo questo discorso: se vinciamo noi, tutti potranno tornare a sperare, la faremo finita con il rigore e faremo decollare la crescita; e poi, a seguire, tanti bla bla bla. Difficilmente sentiremo parole di verità; ancora più difficilmente sentiremo impegni precisi su ciò che si intende fare qui, al di là dei provvedimenti nazionali.

Ancora più arduo è immaginare come l’Umbria uscirà dal voto sul piano dei rapporti tra partiti ed anche nei partiti. Sulla riva destra della politica, dopo l’ondata di sbigottimento, non si sa in che misura verranno recuperati consensi, né come questi consensi verranno ripartiti, né come si ripercuoteranno sulla composizione delle varie opposizioni. Sul lato sinistro, anche se la vittoria annunciata di Pd ed alleati coprirà con il sorriso tanti mal di pancia, non si sa quanti usciranno con le ossa rotte oppure se ci sarà qualche sorpresa. E di solito, se qualcuno prende schiaffi nelle urne nazionali oppure ne esce ringalluzzito, non se ne sta buono e zitto in consiglio regionale o comunale, ma si agita. Insomma, il futuro è denso di incognite; anche perché finora nessuno si è azzardato ad immaginare un futuro per l’Umbria basato su impegni precisi e scelte chiare. Nonostante tutti gli indicatori economici urlino da tempo che questa regione sta scivolando sempre più a sud, reazioni adeguate non se ne sono viste.

In compenso sappiamo come la comunità umbra entra nella campagna elettorale. In particolare sappiamo che la maggioranza che guida la Regione, le Province e moltissimi Comuni, è divisa più che in passato. E sappiamo che il Pd – il grande partito, l’azionista di maggioranza – dopo il triplice bagno delle primarie è molto gasato ma anche un po’ nervoso. Con senso di responsabilità, hanno messo il silenziatore alle polemiche rinviando a dopo il voto la “riflessione” su quanto accaduto negli ultimi due mesi. La polvere per ora rimane sotto il tappeto. La polvere del sorprendete risultato di Renzi nel primo turno delle primarie che è suonato come un esplicito schiaffo agli amministratori; la polvere dei cinquantamila partecipanti persi tra il primo turno delle primarie e il voto per i nominati al Parlamento; la polvere degli sgambetti per impedire che alcuni partecipassero alla gara per Camera e Senato. E soprattutto la polvere del segretario regionale candidato e subito abbattuto con allegria, dimissionario con rabbiose dichiarazioni e subito in retromarcia.

Quando un segretario regionale si candida e finisce in coda alla corsa, il problema è certamente del segretario, che dovrebbe chiedersi come è finito lì e che diavolo di considerazione hanno di lui gli iscritti; ma è anche e soprattutto un problema del partito. A qualcosa, però, questa bocciatura è servita: a scoprire l’acqua calda. A certificare che quando si tratta di muovere voti e consensi, gli amministratori la fanno da padrone a dispetto del partito. Ma se sono almeno dieci anni che il segretario regionale conta poco più di una mazza; che sono gli amministratori a decidere come deve muoversi – o meglio, non muoversi – il partito e non è il partito a guidare le linee d’azione degli amministratori. E’ sorprendente che si scopra soltanto ora che, soprattutto in una regione piccola come l’Umbria, sono gli amministratori ad occuparsi del partito, magari a scapito della buona amministrazione. Del resto, basta scorrere i nomi dei nuovi nominati al Parlamento: serve dell’altro?

In attesa – sempre che si riterrà opportuno farlo subito dopo le elezioni – che venga sollevato il tappeto (che chiamano Riflessione) sopra la polvere, c’è da concludere che ogni partito fa ciò che ritiene opportuno. A qualcuno, però, si consenta almeno di dire che il re è nudo o che la regina ha le calze rotte.


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