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Miniciccioli, tric-trac, raudi, mefisti, rambi, colibrì, petardi, banger cinesi, gazze cantanti, fischio e botta, chi più ne ha più ne metta. A mezzanotte il cielo sembrava illuminato dai bengala. Anche quest’anno non s’è badato a spese: un pensiero a Rigor Montis e uno sguardo al fuoco d’artificio, con l’orecchio teso per ascoltare i boati più lontani: sparano a Spoleto, rispondono a Foligno, mitragliano a Perugia e Terni. Gli umbri non rinunciano ai petardi nel fervore casalingo del dopo ceci e baccalà, lenticchie e cozze, salmone d’allevamento e un spruzzata di limone. Bei tempi quelli in cui festeggiavano con caviale e champagne: ci avete fatto caso a quanto sta diventando buono lo spumante italiano? Ai rimedi necessari per la crescita del paese e per il consenso internazionale ci pensiamo poi, perché si può rinunciare a tutto meno che a lanciare castagnole per strada. Petardi anche sul Quirinale da parte di Berlusconi, che tenta di delegittimare il suo inquilino. Ma i botti più forti (altro che Bottini) si sono sentiti da Perugia dopo le parlamentarie. “I giovani devono abituarsi all’idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita, del resto diciamolo: che monotonia il posto fisso per tutta la vita”. La frase di Rigor Montis dovrebbe aver allarmato i giovani turchi, che si sono mobilitati lasciando di stucco il loro ex segretario, infuriatosi a sua volta con il “partito degli amministratori”. Chi si aspettava che Bottini facesse orecchie da mercante è servito. Alla fine i botti veri li ha fatti il PD. Poco male se qualche petardo gli è scoppiato in faccia; il rischio era connesso all’ineluttabile e salutare conflitto generazionale, perché senza conflitti, lo insegna la storia, non c’è progresso, né futuro. Visto che casino che ti ha scatenato Renzi? Gli elettori chiedono una rinnovata classe dirigente, capace di raccogliere le sfide politiche, esigono delle candidature che esprimano un effettivo rinnovamento. Raudi, mefisti, rambi, petardi e banger cinesi, ora la questione è aperta. Riuscirà la vecchia guardia a ricompattarsi, a mettere in piedi una credibile strategia di convivenza, ad abbandonare le solite logiche della condivisione del potere? Sebbene non proprio di primo pelo, ridacchia Bocci, deputato uscente e ricandidato anche quest’anno, emblema degli ex democristiani in forza al partito. Ma i fischi e i botti più forti li hanno fatti i giovani passati alla ribalta delle parlamentarie, come il primo cittadino di Umbertide, Giulietti, che miete nel capoluogo e Rossi che illumina la conca ternana. Per gli spari finali attendiamo il duello all’ultimo voto tra l’assessore del Comune di Perugia, Valeria Cardinali e la scoppiettante Anna Ascani, i cui botti si sono sentiti fino a Gualdo Cattaneo. L’avvenente promessa tifernate, che ha studiato sociologia a Trento, passa alla ribalta delle cronache nazionali, ora che la sua fotografia fa coppia con quella di Giampiero Bocci sul Corriere della Sera. Lei, presa dalla comprensibile sbornia di consensi, scrive sul suo profilo facebook: “Diario della candidata: ho rimesso un paio di jeans che non m’entravano da una vita. Si chiama “effetto primarie”, o forse effetto venticinque anni, aggiungiamo noi.

Siparietto. Come fu per la scarpetta di Cenerentola si potrebbe pensare ad una selezione di questo tipo: dentro, chi riesce ad infilarsi i jeans di una volta, fuori, chi non ce la fa per via di una certa prestanza di fianchi. A proposito di botti, miniciccioli, raudi, mefisti, rambi e tric-trac, chi le ha sentite le miccette del PDL? Beata umbritudine, umbra beatitudine.


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