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Pretendere un po’ di verità dal mondo della politica è difficile in tempi normali, figurarsi in campagna elettorale quando la propaganda la fa da padrona e chi ha la faccia tosta come dote naturale, supera con letizia ogni confine. Così vengono annunciati regali per tutti: caratteristica che da sempre caratterizza il periodo che precede le elezioni, ma mai con la sfacciataggine di questa volta. Ed ogni giorno è un fiorire di panzane, mettendo a serio rischio il record delle panzane stabilito quando il Parlamento votò che Ruby rubacuori era la nipote di Mubarak. Perfino i numeri spesso e volentieri diventano l’emblema dell’incertezza, facendo crollare un mito coltivato da ogni generazione fin dalle elementari: che 2 più 2 fa 4. E’ un atto di eroismo non perdersi in questa sorta di circo dove politici professionisti, politici inventati, politici accasati – con l’inevitabile spruzzata della gloriosa società civile – si improvvisano giocolieri. Il tutto in un fracasso infernale di fandonie ed insulti, la sola cosa che spesso resta dei cosiddetti dibattiti. Ed è un peccato perché ce ne sono di politici che sanno impegnarsi, non amano prendere per i fondelli gli elettori, un po’ di verità riescono a dirla e magari usciranno malconci delle urne, che premieranno i più sguaiati.

I politici giocolieri vanno comunque ammirati. Ci vuole una preparazione profonda per partecipare al tiro alla fune sui numeri. Dagli esodati ai disoccupati, dal Pil al deficit, dal numero dei dipendenti pubblici al costo di un provvedimento, è comprensibile che ci si accapigli sulla sostanza del problema, ma è fuori dalla portata di una mente normale comprendere come si riesca a stiracchiare i numeri a seconda della propria collocazione politica. A questo aspetto, surreale ma drammatico, ha dedicato la sua attenzione, appena qualche giorno fa, lo scrittore Raffaele La Capria. Nel Paese della politica anche i numeri sono politici: il numero uno, il due, il cento, il mille, da che parte stanno? Sono di destra o di sinistra? In matematica la regola sarebbe che cambiando l`ordine dei fattori il prodotto non cambia. Da noi ogni giorno si fa politica cambiando l`ordine dei fattori, perché ognuno dà i numeri a modo suo e come gli conviene per dimostrare la propria tesi.

Se a dare i numeri è uno di destra, il cittadino pensa che quei numeri servono alla destra, e dunque rimane perplesso e poco convinto. Se uno è di sinistra a dare i numeri per dimostrare la tesi opposta, pensa che quei numeri servono alla sinistra. Insomma non è mai successo, come oggi, che la verità fosse ridotta a una pallina impazzita che rimbalza nella roulette tra il rosso e il nero. Do ve si fermerà? Uno dice coi numeri una cosa, un altro coi numeri il contrario. Loro, quelli che danno i numeri, sono gli esperti, ma si contraddicono, obbligandoci a essere soltanto spettatori del loro gioco. Mai il Paese si era trovato in una condizione simile coi numeri di destra che lottano coi numeri di sinistra. Si dice che la matematica non è un’opinione, ma da noi sì, la matematica è diventata un’opinione. Quest`uso indecente dei numeri fa perdere di vista la realtà, che diventa astratta come i numeri, e ci conferma che il nostro è un Paese dove la verità non esiste, un Paese senza verità.

Scendendo dal Paese alle nostre contrade, cioè alla piccola Umbria, cambiano le dimensioni del problema ma non la sostanza. Anche qui sembra impossibile, più spesso di quanto si possa pensare, aspettarsi un po’ di verità. Una comunità così piccola – poco più di una famiglia allargata – dovrebbe sapere tutto, in tempo reale, della cosa pubblica: dei conti, degli sforamenti, dei premi elargiti ai dirigenti pubblici mentre si lacrima sui tanti precipitati nella povertà, delle tappe delle riforme, dei ritardi nell’applicazione delle riforme e via elencando. Macché, imperversa la verità elastica. Perfino sulla sede di una delle due Asl che brillano nella firmamento della Sanità, la verità è elastica: non avendo il coraggio della chiarezza, si aspetta il dopo elezioni per ufficializzare ciò che è stato deciso; e magari sarà un nuovo assessore a farlo sapere. Al di là della relativa marginalità del caso – cioè la sede dell’Asl – non c’è che da complimentarsi con quanti in Umbria cercano, spesso perfino maldestramente, di imitare i politici nazionali più giocolieri.


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