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Tranquilli, la campagna elettorale non ha nulla a che fare con la festa del mascheramento. La prima è allietata dai programmi di riforma, la seconda da struffoli e castagnole. Oggi inizia il Carnevale, quello vero: da “carnem levare”, togliere la carne. Non prendetevela sempre con Rigor Montis, il Carnevale era già noto ai nostri antenati, che si rimpinzavano prima del digiuno quaresimale. Nel lupercale umbro, dove spettacolarità e mimetizzazione rappresentano le due facce di una stessa medaglia, spiccano le solite maschere: Pulcinella, furbo e onnipresente, Scaramuccia, lo spaccone, il saccente Balanzone, abile raggiratore, lo scaltro Stenterello, il rubicondo Gioppino – a cui non piace lavorare – Brighella, servo eclettico e attaccabrighe, Arlecchino, apparentemente sciocco, ma dotato di molto buon senso, Ghiotto, disposto a servire chiunque pur di ricavarne vantaggi e, per finire, l’ingannevole Colombina. I nomi metteteceli voi. Il Carnevale trae origine dalle festività pagane che scioglievano l’uomo da obblighi sociali e gerarchie, per lasciar posto al rovesciamento dell’ordine e alla dissolutezza. Ci sono indizi a sufficienza per giocare una quaterna pensando al vostro candidato, ammesso che siate riusciti ad individuarne uno. Appuntatevi i numeri tratti da “Il Libro dei Sogni” stampato a Tivoli nel 1950 dall’editore Fausto Capriotti: 12 (matto dentro casa), 4 (porcellino magro), 37 (democratico), 82 (santo incarnato). I giorni più imprudenti sono quelli di gennaio, quando ci affidiamo alle promesse di politici e astrologhi. Ma l’inizio dell’anno porta anche una speranza: terminata la spolpatura fiscale l’uomo ripone le sue aspettative nella terra feconda, nel potere generativo e occulto dei semi consacrati a Cerere, dal cui nome derivano le parole “cresco” e “creo”. Quanto a creatività è spuntato fuori, ma non dal nulla, il candidato di Giannino, Guarducci, che per fermare il declino ha dato inizio alla sua cioccocampagna elettorale, che finirà per saccheggiare il serbatoio di voti dei parlamentabili umbri. Se è vero che le idee dirompenti smerciate in piazza non nutrono nessuno, è anche vero che molti ci inciampano. Lui, il cioccocandidato, non ha nulla da perdere, considerata la complessiva nudità della proposta politica dei suoi antagonisti.

Siparietto. La realtà spaventa meno dei propositi vagheggiati per correggerla. Voi che vendete oro e fate l’orto, che contrastate la crisi riscoprendo la tradizionale arte dell’arrangiarsi, ricordate che il mese di Gennaio è dedicato al sacrificio della scrofa, che esprime l’opulenza simbolica, l’abbondanza, la salute e la sessualità riproduttiva. Questo inizio dell’anno è dedicato agli umbri devoti al maiale, vero simbolo della rinascita. La politica sbaglia quando assume il suino a metafora del disfacimento morale e della corruzione. Consapevoli delle ristrettezze che ci spetteranno per l’intero anno, cantiamo insieme: “Viva viva Sant’Antonio (che ricade oggi) / lu nemicu de lu demoniu/ protettor del maialetto/ della mucca e l’agnellettu/ in onor della sua festa/ accettiamo con piacere/ un pollastro o un buon bicchiere/ che ci possa riscaldar. Tutti abbiamo un animale/ la gallina non ci manca:/ che il buon vecchio Barbabianca (anche la neve è arrivata puntuale)/ ce la possa far campà”. Buon anno e sanità.


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