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Stiamo entrando nel periodo in cui si scrive la letterina (o magari un sms) a Babbo Natale e soprattutto si concede più tempo ai piccoli che vogliono sentirsi raccontare le favole accanto all’albero o al presepe: e queste sono le buone favole. Ma da qui alla Befana rischiamo una raffica di altre favole, quelle meno buone. La campagna elettorale è alle porte ed in parte è già cominciata, c’è da aspettarsi che saremo martellati da promesse-favole; ed anche da barzellette, come se non bastassero quelle berlusconiane e quelle degli onorevoli, i quali da almeno due anni promettono una nuova legge elettorale ed il taglio dei parlamentari: poverini, gli dei glielo hanno impedito. Visto quello che ci aspetta, sarebbe un gran regalo se ci venisse risparmiata la raffica di conferenze stampa che spesso, in un mare di parole, sono di fatto le favole di Capodanno.

Anche nella piccola Umbria è tradizione consolidata la conferenza stampa di fine o inizio anno: è un appuntamento fisso, come i botti oppure la foto sui giornali del primo nato dopo lo scoccare della mezzanotte. Quasi nessuno riesce a sottrarsi all’evento: Comuni grandi e piccoli, Province, partiti, enti di tutte le taglie, associazioni imprenditoriali, sindacati, Camere di commercio e tanti primi attori della comunità. Ovviamente, l’evento degli eventi è la conferenza stampa della giunta regionale e quella dei Cesaroni (il consiglio regionale). Tutti a snocciolare il bilancio dell’attività, di solito autoesaltante, ed a preoccuparsi di dire agli altri – quasi mai a sé stessi – quello che dovrebbero fare per rimettere insieme i cocci dell’Umbria.

Considerato che la maggioranza degli umbri è distratta dalla disoccupazione e dal precariato, dai risparmi che sono volati via, dall’Imu e dalle bollette che sono un cappio al collo, dalla sfiducia nel presente e dalla paura per il futuro, è possibile per una volta aspettarsi dai soggetti di cui sopra un pizzico di sobrietà, un po’ di verità e niente favole? E’ possibile, per un volta, aspettarsi che non scarichino sugli altri tutte le responsabilità ma si facciano carico della loro parte? E’ possibile, per un volta, visto che si parlano e che si frequentano, che vogliano cogliere l’occasione di questo fine anno per trovare un’intesa su tre obiettivi – o magari due oppure uno, che è sempre meglio di niente – verso i quali marciare uniti nel 2013? Bisogna capire, anche in Umbria, che a causa della crisi, che ha acuito la distanza tra la classe dirigente e il popolo, tutti i soggetti devono ripensare il proprio ruolo, scardinando le oligarchie, i circuiti chiusi, la compattezza di casta.

Sarebbe auspicabile che si cogliesse l’occasione di fine anno per impegnarsi su ciò che si è in grado di mantenere, su ciò che ciascuno farà e non declinare ciò che ci si aspetta dagli altri. Sarebbe curioso, tanto per fare due esempi, se il Pdl (o quel che ne rimane) suonasse le trombe per aver salvato la Provincia di Terni con la sfiducia al governo Monti; e se la giunta regionale danzasse il valzer di fine anno con la cosiddetta riforma della sanità perché la montagna è tutta ancora da scalare, mentre ci si trastulla con la promessa di nuovi ospedali e si è impalati di fronte a situazioni che gridano vendetta, tanto da far pensare che, se potessero, aprirebbero il punto nascita perfino nella grotta di Betlemme, dove da duemila anni nessuno viene al mondo.

“Dobbiamo vincere ma senza raccontare favole, perché poi non si governa”, ha avvertito Pier Luigi Bersani dopo la cavalcata delle primarie del centrosinistra. E le favole non dovrebbe raccontarle neppure chi governa. Un po’ di verità sull’Umbria mette in evidenza questi dati: la cassa integrazione è sul podio nazionale; i fallimenti sono all’ordine del giorno; il manifatturiero non arriva al 20% del Pil; gli investimenti privati in ricerca e sviluppo ci collocano in coda con lo 0,23% del totale nazionale; la macchina amministrativa deve fare pace con l’efficienza; la ricchezza pro capite è precipitata ai livelli di 18 anni fa conquistando il primo posto nella decrescita; la spesa per il personale è al secondo posto nazionale.

E’ soltanto un po’ di verità che dovrebbe indurre, dopo la fine dei fasti della spesa pubblica, a rimettersi in gioco con un pizzico di umiltà e tanto coraggio. Rinunciando alle favole di Capodanno, il che riteniamo che non avverrà. Qualora venissimo smentiti, altro che i Maya: questo sì che annuncerebbe la fine del mondo.


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