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Mentre il nazifascismo era ai titoli di coda, da Milano arrivò a Roma una telefonata. Giancarlo Pajetta chiamò Palmiro Togliatti, gridando: “Abbiamo occupato la Prefettura di Milano”. E il leader del Pci gelido: “E adesso cosa ci fate?”. L’annuncio di Pajetta, ma soprattutto la risposta che ebbe, tornano alla mente all’indomani della travagliata approvazione della cosiddetta riforma sanitaria da parte del consiglio regionale umbro. E adesso, con questa riforma, che ci fate?

E’ lecito attendersi, nell’arco di poche settimane, la soppressione dei doppioni, la razionalizzazione dei servizi, la chiusura di punti nascita al di fuori di ogni standard accettabile, l’irrobustimento delle specializzazioni e dell’alta qualità, la rinuncia da parte di frotte di umbri di andare fuori regione anche per problemi non gravissimi, l’abbattimento delle scandalose liste d’attesa. Se abbiamo capito bene, questa massa di problemi rimarrà ancora tale; non verrà neppure scalfita, almeno nel breve periodo. In compenso è stato deciso di ridurre a due le Asl e di puntare su due aziende ospedaliere (Perugia e Terni), come tempo fa avevano proposto dall’opposizione, ricevendo dalla presidente della Regione questa risposta: non si può cominciare dalla coda. Come non detto.

La Sanità umbra gode ancora di buona stampa. Se ne è avuta conferma in questi giorni: il governo impone di tagliare posti letto e primariati a moltissime regioni, ma non all’Umbria che ha saputo tenere i conti in ordine, è stata parsimoniosa nei posti letto e perfino tirchia nei primariati. Ma tutto questo rientra nelle decisioni prese nella scorsa legislatura. Certo, in passato si sarebbe potuto fare di più e meglio, come sempre si può fare di più e meglio. Oggi, però, con le ristrettezze all’ordine del giorno, non esiste più il “si può”, ma il “si deve”. E se il “si deve” si riduce a tagliare due Asl, ne vedremo delle belle.

Leo Longanesi chiosava: “Un’idea imprecisa ha sempre un avvenire”. Questa massima cade a pennello per la cosiddetta riforma della sanità, sempre se abbiamo capito bene. In compenso gratifica due città, Terni e Foligno, di una buona dose di stress: un’Asl avrà sede a Perugia, e l’altra? Tutto da decidere, anche se a Foligno hanno capito che le è stata promessa; ma anche a Terni hanno capito la stessa cosa. Quando si comincia dalla coda, gli equivoci abbondano. E così assisteremo ad un altro tira e molla a conferma della caratura del progetto Umbria. Non è facile fare le riforme, come si può vedere anche a livello nazionale. Le pressioni sono infinite, ma mai come oggi la politica si è dimostrata così permeabile alle richieste di gruppi e gruppetti di potere, di minicittà e paesotti. E pensare che l’Umbria è uno sputo di territorio. Se la politica non riesce a mettere ordine qui, perché dovremmo aspettarcelo in Italia e in Europa.

La cosiddetta riforma della sanità sarà stata almeno l’occasione per confermare la compattezza della maggioranza che governa l’Umbria e la compattezza dell’opposizione che dovrebbe scalzarla? Neanche per sogno. Nel Pd non è rientrato lo strappo dei tre ex margheriti: non hanno votato contro perché sarebbe stato lo sfascio, ma si sono astenuti: scusate se se poco su una legge che si pensa debba caratterizzare questa legislatura. Ed è un’astensione che lascia presagire altri guai. Se nel grande partito non si schiariscono le idee, la maggioranza rischia, prima o poi, di sciogliersi come neve al sole.

Siccome nell’opposizione sono invidiosi delle beghe della maggioranza, puntano allo scavalco: ancora più beghe. Il capogruppo del Pdl, Raffale Nevi, saluta come storica la decisione delle due Asl in quanto vecchia proposta delle opposizioni. Ti aspetti, allora, il voto a favore. Macché, i più si astengono; ma la candidata a presidente della Regione del Pdl si tiene alla larga il giorno del voto sulla legge, un esponente esce dall’aula ed un altro vota contro. E così in Umbria il partito fondato sul predellino di un’auto da Silvio Berlusconi, su una legge tanto importante, si scioglie come neve al sole. Anzi – perdonate la batttutaccia, ma rende bene l’idea – si scioglie come Nevi al sole.


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