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Servirebbe ad una regione come l’Umbria, piccola ma ricca di un palpitante passato, avere un’idea del suo futuro, soprattutto in questo momento di tempesta economica che non sembra finire mai? Certo che servirebbe. C’è qualcuno che ci prova a proporre un’idea complessiva di Umbria? Neanche per sogno. Gli imprenditori dicono la loro, ma tambureggiano sul presente più che immaginare il futuro; in compenso, dicono agli altri cosa dovrebbero fare. I sindacati incalzano sul lavoro che svanisce, qui ed oggi, ma non azzardano un progetto sul quale sfidare la buona volontà di tutti; in compenso, dicono agli altri come dovrebbero comportarsi. La società civile, questa strana galassia di cui non si riescono a capire i confini, è preda di un immobilismo che è difficile ritrovare negli ultimi sessant’anni.

E la politica? E’ malmessa, come è evidente. Ma la politica dovrebbe, più degli altri, arrangiare lo spartito del futuro di questa regione. Il fatto è che preferisce altri spartiti: è ripiegata su se stessa e la maggioranza dei suoi esponenti riversa tutte le energie nelle personali aspirazioni. Se qualcuno, per puro divertimento, avesse la pazienza di leggere le dichiarazioni programmatiche della Regione fino al 2015, scoprirebbe che traboccano di impegni, in parte spazzati via dalla crisi economica ed in molta parte affogati dall’insipienza.

Senza un grande progetto – se si vuole, senza utopia – non si va da nessuna parte; anzi, da qualche parte si va: nel burrone. E pensare che l’Umbria ha beneficiato, e sta beneficiando, di una caratteristica che tutti dicono salvifica: le donne. Che le donne, in generale, in quanto soprattutto madri, possano affrontare i problemi della collettività con più costrutto degli uomini, è una verità sulla quale si può convenire. Ma è da più di dodici anni che l’Umbria ha una presidente di Regione donna. Una qualche idea dell’Umbria, seppure discutibile, Maria Rita Lorenzetti l’ha manifestata; inciampando magari nella voglia di realizzare il più nel terzo mandato, che non le è stato concesso. Ma lei, in fondo, apparteneva alla cosiddetta vecchia politica e quindi qualche “peccato” dovrebbe essere, se non perdonato almeno compreso. Oggi, però, brilla la nuova politica. Che si segnala, purtroppo, per una gestione della cosa pubblica dove il progetto non trova casa. Era lecito attendersi molto, ma molto di più. Perché affiori un’idea dell’Umbria di domani – sempre che un domani ci sia – bisognerà aspettare il prossimo giro di valzer.

Nel frattempo, in assenza di questa idea, è comprensibile che ciascuno pensi al proprio futuro e creda di meritare poltrone più adeguate, magari da ministro. E magari da ministro con la delega ad imbastire il futuro dell’Italia.


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