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Strano destino quello dell’Umbria. Di tanto in tanto dà alla luce figli di notevole statura, che si affermano a livello nazionale e internazionale, quando non vanno oltre ogni misura come san Francesco e san Benedetto. Ma di tanto in tanto, prevale il chiaroscuro; anzi, il buio. Quello che stiamo vivendo, è purtroppo il tempo del buio; con una aggravante: molti hanno gli occhi che guardano indietro anziché avanti.

Lunedì, tanto per dire, la Regione ha vissuto l’ennesima giornata sfilacciata, senza né capo né coda. Si discuteva in consiglio della soppressione della Provincia di Terni. Tanto per cambiare è stato il festival un po’ dell’ipocrisia e tanto della dispersione: maggioranza divisa, opposizione sulla via dello squagliamento. Alla fine, a maggioranza, è stato approvato un documento a favore della sopravvivenza dell’ente ternano, con stilettate e buffetti al governo.

Si pensa così di essersi messi l’anima in pace? Si pensa così di aver vinto la battaglia del sacro Cal (consiglio delle autonomie locali)? Ma va là!

Innanzitutto è una battaglia persa. L’ardore di buona parte della maggioranza – un’altra parte si è segnalata per essere contraria oppure ha sgattaiolato lontano dalla sede del consiglio regionale – cozza rovinosamente contro il governo che proprio lunedì ha fatto sapere di aver pronto il decreto per tranciare 36 Province, tra cui quella ternana. Tanto ardore arriva a babbo morto, come spesso accade alla politica in questi anni,

In secondo luogo, tanto per confermare di avere gli occhi rivolti all’indietro e di saper fare soltanto resistenza, ci si è guardati bene dal cogliere l’occasione del taglio delle Province per lanciare una proposta umbra che fosse innovativa, che guardasse al futuro. A forza di resistere, un taglio oggi ed uno domani, ci si ritroverà con un palmo di naso.

A forza di avere gli occhi all’indietro – purtroppo molti politici fanno ruotare gli occhi soltanto per ammirarsi – questi anni probabilmente passeranno alla storia per un involontario quanto atipico progetto: non avere la minima idea di come si curano i malanni di una regione e di come se ne garantisce ilo futuro. Con un sub progetto, forse inconscio ma devastante: non contare un fico secco.


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