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La fiducia nella politica è sempre più scarsa, ormai prossima allo zero. Anche la fiducia nelle istituzioni crolla, Quirinale a parte. Tanto per dire, le Regioni, al centro dell’ultima ondata di scandali, hanno sorpassato in ribasso le Province; il che la dice lunga sul disamore dei cittadini. Si parla tanto di ricostruire un rapporto decente con gli elettori, ma il Parlamento non riesce a varare la riforma della legge elettorale, figuriamoci se perderà tempo a ridurre il numero di senatori e deputati nonostante le promesse in tal senso siano state insistenti nei mesi scorsi.

In questo marasma, la crisi economica continua a galoppare e si insiste nel chiedere sacrifici per far quadrare i conti. Siamo in piena recessione e neppure i maghi riescono a prevedere quando si comincerà a respirare. Nel quadro generale da periodo bellico, la situazione dell’Umbria spicca in negativo. Negli ultimi giorni è esplosa fragorosa la vicenda delle acciaierie di Terni: i finlandesi, accolti a suo tempo dalla classe dirigente con un entusiasmo che lascia interdetti, meditano lo spezzatino tenendosi il meglio e mettendo sul mercato il resto. Un colpo di fulmine. Con la prospettiva di un dramma: è proprio stravagante dire che quanto sta succedendo si poteva in qualche modo anche mettere nel conto?

La frittata, comunque, è fatta ed ora è una corsa a cercare di rimettere insieme i cocci e salvare il centro siderurgico ternano. Certamente le sue colpe le ha l’Europa, certamente anche il governo italiano; ma le istituzioni umbre hanno niente di cui farsi perdonare, se non altro per non aver vigilato a dovere? Mentre montano la protesta e la rabbia, mentre si chiede al governo di prendere in mano il boccino della situazione per impedire lo spezzatino delle acciaierie, si segnala un fatto piuttosto indicativo e preoccupante: soltanto duemila persone nei giorni scorsi hanno manifestato a difesa del polo siderurgico; e gli altri? Non bastasse questo, è palpabile la sfiducia degli operai nelle istituzioni, non soltanto politiche. Ed il mondo politico, in particolare, è guardato da molti con fastidio: non si fidano più. Eppure fino a qualche anno fa, di fronte ad emergenze infinitamente minori, scattava la reazione compatta di tutta la comunità. La politica, ma anche il sindacato, non pensano che sia giunta l’ora di una riflessione seria su questo disamore dei lavoratori e degli elettori? Un’altra caratteristica dell’Umbria positiva sta andando ramengo, se non c’è già andata. Presto, probabilmente, se si continua così, dopo quello delle acciaierie, assisteremo allo spezzatino dell’Umbria.


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