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Si sprecano gli appelli e le esortazioni a riscoprire il bene comune; a lavorare – soprattutto la politica, ma non solo – per migliorare la condizione di tutti e non per i particolarismi ed i privilegi di pochi. Ma che fine fanno questi appelli. A ben vedere, le parole sono belle e suggeriscono applausi. Il problema, però, è che i fatti scarseggiano e la coerenza si va a benedire.

La nozione di bene comune è stata trasmessa in eredità all’Europa moderna dalla scienza politica greca, romana e dal pensiero politico medievale. Recentemente, questa nozione è diventata un elastico: lo si tira da una parte o dall’altra a seconda delle situazioni; in particolare il mondo politico la usa spesso a sproposito, oppure nel migliore dei casi con estrema leggerezza.

Il principio del bene comune dovrebbe essere in cima alla lista dei comandamenti di una classe dirigente. Che classe dirigente è se, più che agli altri, pensa a se stessa?

Il panorama attuale non è dei più incoraggianti. Si blatera di bene comune, ma poi ogni giorno si scoprono episodi che dimostrano l’esatto contrario. Non è una novità, sia chiaro. Ma di fronte alla crisi economica che falcidia le risorse delle famiglie, sarebbe lecito aspettarsi un sussulto di dignità, un impegno straordinario nell’affrontare i problemi proprio di chi ha più problemi a sopravvivere. Ed invece quel mondo politico (ma non solo) sembra sorpreso, si rinserra nel particolare, nella difesa del proprio status, fa le barricate per difendere la propria moralità e cede spicchi di privilegi proprio quando non ne può fare a meno.

Anche nella piccola Umbria ci sono problemi enormi da affrontare. E sono problemi tanto più enormi perché è una regione piccola; tutt’altro che ricca, anzi povera se non avesse beneficiato di tanta spesa pubblica. Una dopo l’altra, saltano le aziende. Ed ora è a rischio la più grande delle aziende, l’acciaieria ternana. Non si è vigilato come si sarebbe dovuto ed ora si è quasi in bambola di fronte ad una prospettiva terrificante.

In questo caso, come in casi precedenti, si è tergiversato. La domanda è: si è fatto e si sta facendo il possibile per impegnare tutte le risorse e tutte le energie nell’affrontare la drammatica questione del non lavoro? La risposta è scontata.

Intanto gli appelli al bene comune si sprecano. Ma chi li ascolta?


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