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Se i padri fondatori delle Regioni (1970) avessero minimamente immaginato la voracità dei successori di inizio terzo millennio, avrebbero messo al primo punto di ogni statuto: la Regione è fondata sui soldi, e tanti, distribuiti ai gruppi politici. Quello che in pochi avevano temuto, si è avverato: la voracità ha preso il sopravvento.

Adesso che è esploso in modo clamoroso lo scandalo del consiglio regionale del Lazio, è un rincorrersi di giustificazioni e di distinguo all’insegna del motto “non tutti siamo uguali”. Ma resta il fatto che, chi più e chi meno, in ciascuno dei venti angoli in cui è divisa l’Italia ci si è sbizzarriti nell’usufruire di fondi pubblici, nel mantenimento di privilegi, nell’invenzione di stratagemmi per vivere alla grande gli anni del mandato degli elettori.

Qui non è questione di chi è più vorace e di chi lo è un po’ di meno. Qui è questione di un malinteso concetto della politica, di ritenere che quando si è eletti non bisogna rispondere di niente e si può incassare lautamente a dispetto del Pil che crolla.

Nella nostra Umbria non è sostanzialmente diverso rispetto alle altre regioni. Con un’aggravante: stiamo diventando sempre di più un’espressione geografica. E con un’altra aggravante ancora: permane l’autoconvinzione che siamo meglio di altri. E mentre i problemi si affastellano e non se ne risolve uno che sia uno, tutti lì a rimpiangere gli anni belli della spesa pubblica: quando il mondo politico distribuiva e gli altri, a cominciare da molti imprenditori, incassavano. E’ come si avessimo gli occhi dietro la testa. In questa gara a chi si rifiuta di più a prendere in considerazione la realtà, brillano esponenti della variegata classe dirigente.

Ma quale futuro può avere un’Umbria con questi connotati? Ci penseranno gli altri a risolvere il problema: un tratto di penna e via, una Regione così fa più danni che altro; serve davvero ai cittadini un ente con questa caratteristiche e questi limiti strutturali? Forse tra breve ci sveglieremo un mattino scoprendo di essere tornati, anche sulle targhe delle auto, etruschi o latini.


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