Sagrantino in Green (tratto dall’inserto di Libero Gusto)

Carlo Cambi
enologicagreen
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La “rivoluzione verde”, al centro del dibattito sul futuro del vino, dà il là a “Enologica” la kermesse che celebra uno dei rossi più famosi del mondo. Dall’Umbria parte una nuova idea di agricoltura.  MONTEFALCO (PG) – Lo sentiremo ripetere fino alla consumazione: quest’anno per la prima volta l’Europa etichetta come biologici i vini. Una disquisizione per addetti ai lavori? In parte sì: perché finora i vini si dicevano da coltivazione bio. La differenza dove sta? Non c’è ma fa marketing.

Ad esempio lo fa per i tedeschi che fanno i furbetti sui solfiti, o lo fa per chi si ammanta di ecologia sfoggiando frasi del tipo come natura comanda. Che sembra un remake dell’ etichetta dei pelati di vent’anni fa. Tutto questo mentre la stessa Europa s’ interroga sugli organismi geneticamente modificati e rimprovera l’Italia di averli messi al bando, con le regioni Ogm-free che chiedono a Bruxelles un po’ di chiarezza. Su una cosa sono tutti d’accordo: la sperimentazione degli Ogm a tutto campo non si può fare perché contamina le altre colture. E in Italia, verrebbe da dire, non conviene perché il vero valore aggiunto della nostra agricoltura sta proprio nella biodiversità.

Direte ma tutto questo che c’entra col vino? Moltissimo. Perché non basta dichiararsi bio per essere ecocompatibili. Bisogna cominciare a produrre con paradigmi – anche mentali – diversi. La compatibilità deve essere non solo di prodotto o di produzione, ma di senso dell’impresa agricola. A questo concetto si è applicato per primo in Italia Marco Caprai – l’artefice del successo mondiale del Sagrantino – che si è posto – e oggi pone al mondo della viticoltura e dei campi – un interrogativo: ha senso produrre bio se il territorio non lo è? Ha senso dichiararsi compatibili se poi non si pagano gli operai col contratto di lavoro? Che valore aggiunto c’è nell’impresa agricola se opera secondo un codice etico rispettoso dell’ambiente e degli uomini? Ecco queste sono le domande che stano alla base della “green revolution” e che su mercati evoluti come gli Stati Uniti hanno più impatto della semplice misurazione della foot print carbon (quanta anidride carbonica si emette) o di quanti solfiti sono sciolti nel vino. Ma la green revolution ha un difetto: spazza via i falsi profeti del bio e li spiazza perché impone loro di cambiare gli orizzonti produttivi. E non stupisce che questa spinta al verde parta proprio da Montefalco che produce il Sagrantino – un vino cresciuto in fretta e diventato un must sui mercati mondiali – entrato in crisi per eccesso di successo.

La green revolution fa da anteprima a Enologica, la settimana del vino che proprio a Montefalco celebra con degustazioni, seminari, molte attività nelle singole cantine, il Sagrantino. L’appuntamento clou è però venerdì pomeriggio alle 15 nel meraviglioso museo di San Francesco (è previsto anche un intervento del ministro dell’ambiente Corrado Clini) quando produttori (Mannelli, Planeta, Cesari) tecnici (Valenti, Crivellaro, Ricotti, Scienza, Caffi, Longo) comunicatori (Renzi, Rosati, Arditti) imprenditori (Farinetti) e politici (Tesei e Cecchini) discuteranno di ”La green economy del vino: territorio, innovazione, qualità e sostenibilità”.

Dice Marco Caprai: “Se da sempre diciamo che il territorio è il valore aggiunto del vino mi chiedo come possa dirsi verde un vino che non nasce in un territorio che non sia completamente vocato al rispetto del naturale: dalle dinamiche economiche alle specificità sociali e culturali”. E il professo Leonardo Valenti aggiunge: “Abbiamo misurato gli impatti della vitivinicoltura finora solo in termini di prodotto e processo, dobbiamo cominciare a misurare quanto un certo ambiente compromesso incide sulla qualità del vino”. Questa è la green revolution alla quale il sindaco di Montefalco Donatella Tesei (Pdl e non sembri strano) ha dato gambe per camminare: “Ho l’ambizione – dice il Sindaco – di fare di Montefalco un laboratorio del vero sviluppo ecocompatibile per tracciare una nuova frontiera dell’agricoltura e del vino di qualità”. Forse è il modo giusto per rilanciare il Sagrantino.

Che intanto con Enologica (info: www.enologicamontefalco.it, 0742 378490) dal 14 al 16 settembre si prepara a farsi degustare in un più stretto rapporto – a cominciare con la gastronomia e la cultura – con il suo territorio. Sabato pomeriggio è previsto un nuovo convegno sul turismo del vino, ma grande spazio nel cortile di Sant’Agostino (bellissimo) c’’è per i tasting mentre tutte le cantine (alcune innovative come la Testuggine di Lunelli, altre storiche come Scacciadiavoli o Antonelli) hanno messo in calendario iniziative. A questo proposito ancora uno spunto viene dalla Arnaldo Caprai. Domenica 16 all’alba (bisogna prenotarsi allo 0742 378802) si farà un concerto emozionale tra le vigne. Dopo un trekking tra i filari ci sarà un’esibizione di Wild Piano per ascoltare la musica del naturale. Se non è green revolution questa!


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