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Ieri, giovedì 7 giugno a Perugia è iniziata un’importantissima manifestazione per la città, Festarch, un festival dedicato all’architettura, promosso da Abitare, rivista e portale di architettura del gruppo editoriale Rcs, che vestirà lo spazio urbano di un tema fondamentale, quello de “la città nella città”. Un tema che punta ad esplorare la nascita di insediamenti informali all’interno delle grandi metropoli, luoghi dinamici con identità nuove e forti, con senso di comunità, centri pulsanti che si contrappongono a insediamenti pre-organizzati di grandi progetti urbani. Insomma molti stimoli, quelli che Festarch porta in Umbria, per parlare del e progettare il…futuro.

Eppure, proprio questa mattina, mentre la città cerca di splendere di questa passione (quella di un futuro migliore da progettare) ecco l’ennesimo attacco a Perugia. Questa volta presentato da La Repubblica, con un’ “inchiesta italiana” chiamata “Perugia paradiso perduto le gang l’hanno trasformata in capitale della droga”. Niente di falso, tutto tristemente vero quello che il quotidiano scrive. Ma viene da chiedersi, mentre fuori il sole splende, i bambini iniziano a giocare negli spazi dedicati in Festarch e il pubblico si gode il centro, c’era davvero bisogno di uscire, oggi, con questa “inchiesta”?

Buttare fango (“baretti che vendono sbobba alcolica a pochi centesimi”, “al posto delle antiche ed eleganti cioccolaterie su corso Vannucci ci sono Kebab” – va bene parlare della situazione intollerabile dello spaccio, ma a volte sembra che si insegua il sensazionalismo spiccio a tutti i costi) su una città che non riesce davvero quasi più ad affascinare sembra essere diventato un po’ lo sport del momento. Un po’ troppo facile. E soprattutto, perché proprio oggi? C’è da dirlo, viene il sospetto che questo attacco a Perugia sia oggi, venerdì 8 giugno, causato non da una guerra tra gang ma da un dispetto tra gruppi editoriali: Gruppo Editoriale L’Espresso VS Rcs. A un mese esatto di distanza dal Far West che la città ha dovuto subire a causa della street battle tra spacciatori, con accoltellamenti e sparatorie varie, eccoci di nuovo protagonisti delle pagine dei giornali, ma questa volta nazionali.

Ce ne era davvero bisogno? O meglio, ce ne è indubbiamente bisogno. Ma c’é bisogno di vere inchieste (dati nuovi, nomi e cognomi compresi, come richiede ogni inchiesta che si rispetti) non di reportage scritti ad hoc (per altro senza essere legati ad un fatto di cronaca, perché l’ennesima morte per overdose di lunedì 4 giugno è ormai datata) e pubblicati proprio mentre la città cerca di mostrare un’altra faccia. Non si può ancora dire quanto bella sarà Perugia sotto Festarch, ma si può certamente dire che la Perugia del Festival Internazionale del Giornalismo era una Perugia viva, brillante, stupenda. Perché invece di scrivere di Perugia paradiso perduto, oggi non si è voluto scrivere di Perugia paradiso ritrovato? Perché a forza di leggere solo di ciò che brutto si smette di vedere il bello.

Limpiccione invita pertanto La Repubblica, e qualunque altro media, a fare una vera inchiesta sulla droga a Perugia (magari mandando qualche reporter sotto copertura?) e – fino al 10 giugno, ultimo giorno di Festarch, a venire a visitare una città che, nonostante tutto, ha ancora molta bellezza da mostrare.


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