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L’ambizione è quella di una nuova fase, motivata dagli scenari inediti con i quali sempre di più ci dovremo misurare, anche e soprattutto per gli effetti ed i cambiamenti strutturali prodotti dalla crisi. Ed è una visione precisa dell’Umbria di questa fase che ci impone un ulteriore obiettivo programmatico: la qualità della crescita economica, sociale, ambientale, culturale e degli stili di vita, volta a fare di questa piccola regione un soggetto capace di stare da protagonista nelle nuove frontiere del mondo.

Fondamentale è una visione del presente dell’Umbria e del suo futuro: un’Umbria con più ricerca, più innovazione, più laboratori, più tecnologie, più sperimentazioni avanzate, più capacità di produrre merci e servizi ad alto contenuto di scienza.

Costruire il futuro dell’Umbria richiede lo slancio di una “grande politica” che vada oltre il “buon governo”. Un progetto che deve tener conto, in una regione caratterizzata dall’intervento pubblico come presidio alla qualità della vita, che la durezza della crisi, le sue conseguenze sulle capacità di spesa dell’intervento pubblico e la sfida del federalismo fiscale pongono un problema di produttività alla Pubblica amministrazione come al sistema delle imprese. Occorre cambiare marcia al sistema decisionale pubblico e realizzare la riforma amministrativa per semplificare, eliminare la duplicazione di funzioni e orientare tutte le risorse professionali alla cultura del risultato: una rigorosa selezione della spesa ed una puntuale verifica del raggiungimento degli obiettivi.

Pur se la misura del miglioramento del livello di benessere di una comunità non è data solo dall’andamento del Pil per abitante, esso rappresenta comunque un indicatore fondamentale della capacità di un sistema economico di generare valore e quindi anche del suo livello di benessere “materiale”. In Umbria il Pil pro capite è da oltre 25 anni inferiore al dato medio nazionale.

L’Umbria si candida ad essere un laboratorio di sperimentazione di nuove produzioni e di nuove forme di consumo e/o di convivenza che contribuiscano a rafforzare l’immagine del cuore verde d’Italia sia dal punto di vista dell’ambiente e del paesaggio, sia dal punto di vista dell’innovatività del sistema economico. La riuscita di tale progetto strategico è ovviamente legata alla condivisione dello stesso da parte della politica, anzi della “grande politica” e quindi dei cittadini, delle imprese, delle forze sociali, del mondo della ricerca e della formazione.

L’Università costituisce una leva fondamentale nel mosaico dello sviluppo economico, sociale, culturale e ambientale regionale. L’Umbria ha bisogno delle sue Università per realizzare una ricerca scientifica di eccellenza internazionale; per offrire capacità innovativa alle proprie imprese; per internazionalizzare, socialmente ed economicamente, il proprio territorio; per stimolare la nascita di nuove imprese high tech; insomma, per costruire, irrobustire e valorizzare un qualificato, vario e diffuso capitale umano, in particolare a favore dei giovani. La Regione si impegnerà a promuovere la nascita di nuove piccole imprese, in tutti i settori dal turismo all’agricoltura di qualità, dal terziario per le imprese sino al manifatturiero, da parte di giovani laureati, con l’assistenza delle associazioni di categoria imprenditoriali e delle stesse Università. La sfida è, entro questa legislatura, quella di far nascere 100 nuove imprese fatte da laureati sotto i 35 anni, e di aumentare il tasso di occupazione dei nostri laureati, a tre anni dal conseguimento della laurea, di cinque punti percentuali.

Nonostante i tagli al finanziamento della sanità, l’Umbria rinnova la sua sfida per la conferma della natura universalistica del proprio sistema sanitario…E’ necessario il passaggio da una organizzazione basata sull’erogazione di prestazioni ad una che finalizzi le proprie attività al raggiungimento di obiettivi di salute definiti, condivisi e valutabili, grazie ad una integrazione che sia dei saperi ma anche organizzativa. Non è più sostenibile un sistema sanitario basato solo sulla moltiplicazione dell’offerta di strutture e prestazioni sanitarie ma è indispensabile intervenire più e meglio sulla domanda, sia per prevenirla, sia per meglio leggerla e gestirla, non solo nelle fasi iniziali ma anche durante il percorso diagnostico terapeutico ed in quello riabilitativo. Negli anni trascorsi è stato prodotto un rilevante sforzo per ammodernare e rendere più efficiente la rete ospedaliera, che in effetti si colloca su livelli operativi di assoluta qualità. Tratto caratteristico dell’azione di governo dei prossimi anni dovrà quindi essere – oltre al completamento del sistema ospedaliero e della sua messa in rete con innalzamento del livello di specializzazione – un potenziamento del livello di assistenza territoriale. Gli interventi che devono essere realizzati nel breve periodo per il conseguimento degli obiettivi di stabilità finanziaria sono: rafforzare la programmazione per conseguire maggiore capacità di adeguamento del sistema all’evolversi del contesto e tempestività delle scelte, selezionando le priorità; razionalizzare la rete ospedaliera, favorendo lo sviluppo delle alte specializzazioni; favorire e rilanciare i programmi di ricerca con l’Università; potenziare le attività territoriali, privilegiando l’assistenza domiciliare, promuovendo un uso più appropriato delle strutture ospedaliere limitato alla fase acuta dei trattamenti; mettere a regime l’Agenzia Umbria Sanità quale principale elemento caratterizzante, in grado non solo di razionalizzare gli acquisti ma anche di ottimizzare la gestione informatica, degli stipendi e la valorizzazione del patrimonio.

Poscritto. Quelli che avete letto, sono alcuni stralci delle linee programmatiche della presidente della Regione sotto il titolo “Una nuova Riforma dell’Umbria”. Era il 9 giugno 2010. Anche se con tre giorni di ritardo, buon compleanno.


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