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E’ un errore sorridere agli innumerevoli “vaffa” che ormai quotidianamente vengono rivolti alla politica; e lo è ancora di più quando si fa il tifo proprio per chi quei “vaffa” li lancia alla cieca: ogni bersaglio va bene. Ma allo stesso tempo è da struzzi incasellare accuse e sberleffi in quello strano contenitore chiamato antipolitica e fare da argine alla marea della rabbia popolare con la giustificazione che i partiti sono essenziali alla società. E’ vero che in democrazia sono essenziali, ma se hanno deciso di impazzire di chi è la colpa?

La situazione è così delicata che il presidente della Repubblica, nelle ultime settimane, ha attuato un pressing asfissiante. Ha chiesto pulizia nei partiti, pur avvertendo: non vanno demonizzati. Ha sollecitato trasparenza. Ha esortato ad aprirsi ai giovani. Ha chiesto concretezza. Ecco alcune delle sue frasi. “Varare una nuova legge elettorale che restituisca ai cittadini la possibilità di scegliere i loro rappresentanti, e non di votare dei nominati dai capi dei partiti”. “Non esitino e non tardino i partiti a muoversi concretamente nel trovare l’accordo sulle riforme necessarie per il Paese”. “Dinnanzi alla crisi che ha investito l’Italia e l’Europa, abbiamo bisogno di attingere alla lezione di unità nazionale che ci viene dalla Resistenza e abbiamo bisogno della politica come impegno inderogabile”. “Occorre impegnarsi perché dove si è creato del marcio venga estirpato, perché i partiti ritrovino slancio ideale, tensione morale, capacità nuova di proposta e di governo”. “Ci si fermi a ricordare ed a riflettere prima di scagliarsi contro la politica”. “I partiti facciano la propria parte, si rinnovino per non dare fiato alla cieca sfiducia e a qualche demagogo di turno”. “Una grande e ineludibile sfida abbiamo oggi davanti: vedere la politica in Italia risollevarsi dall’impoverimento culturale che ne ha segnato la decadenza”. “E’ necessario coinvolgere i giovani oggi troppo lontani dall’attenzione e dalla propensione per la politica”. “Abbiamo assoluto bisogno di una rigenerazione della politica”.

Non pensi qualcuno che questi ammonimenti ed esortazioni del capo dello Stato siano rivolti soltanto alla classe dirigente nazionale: basta guardarsi intorno per capire che quelle parole riguardano anche la periferia, perfino la piccola Umbria.

Marco Follini, in un recente dibattito con Mauro Agostini organizzato dal Pd a Terni, ha raccontato questo episodio, all’esordio della sua attività politica: “Accompagnai a Bari Aldo Moro che, da presidente del Consiglio, doveva inaugurare la Fiera del levante. L’arrivo, i discorsi, gli applausi e la mattinata si stava concludendo. Pensavo che avevamo finito. Macché, Moro visitò, uno per uno, gli stand: parlando con tutti, ascoltando tutti. Quando cominciammo a lasciare la Fiera, si precipita un signore ed esclama: “Presidente, non ha visitato i formaggi di Rutigliano”. Moro scende, riattraversiamo mezza Fiera che è una città, visita lo stand, parla, ascolta, stringe mani e finalmente si riparte da Bari. Ero distrutto, non immaginavo che fosse così la vita di un politico, pensai che non ce l’avrei mai fatta sul piano della resistenza”.

Questo per dire che un tempo, peraltro non lontanissimo, non era tutto lustrini e inchini, ma anche fatica. I politici macinavano politica tra incontri, assemblee, convegni. I loro uffici venivano assimilati a quelli del medico: sala d’attesa stracolma e “visite” ad ogni paziente. Il tutto per una raccomandazione? Probabilmente sì, ma oggi non è che siano state abolite le raccomandazioni; il politico, una volta eletto, ha abolito la sala d’attesa. Allo stesso tempo, uffici di assessori sembrano inaccessibili: c’è chi aspetta mesi per essere ricevuto senza sapere se avrà questa fortuna. Ed è svanita la pazienza (e l’utilità) dell’ascolto, mentre ci si trastulla con tanta incoscienza con i privilegi. Un tratto caratteristico prevalente è stato mantenuto: rispondere sì alle richieste – perché quasi sempre si tratta di richieste e quasi sempre ci si lascia con il sì, farò l’impossibile – vuol dire prevalentemente no, talvolta ni, soprattutto chissenefrega. Riscoprire il valore della chiarezza, e soprattutto il valore del sudore, non farebbe che bene alla politica; e i “vaffa” diminuirebbero.

Ma, ovviamente, quanto avete letto – salvo le parole del Presidente – sono spruzzate di antipolitica.


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