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Il 25 aprile si contraddistingue per i discorsi del Presidente della Repubblica e del Presidente del Consiglio. Il primo si rivolge in forma roboante verso i cittadini che non devono lasciarsi sedurre dalle sirene dell’antipolitica e ricorda fortemente l’articolo 49 della Costituzione, in cui si individuano i partiti come momento democratico per il raggiungimento della democrazia. Di quali partiti stiamo parlando e di quale democrazia se all’interno di ogni schieramento prevalgono solo correnti e sotto correnti. Non si utilizza nemmeno l’innovazione tecnologica per aprire dibattiti ma ci si piega al banale facebook per comunicare il proprio pensiero solamente per apparire, invece che per aprire un dibattito.

Il secondo, Mario Monti, appellandosi allo spirito del 25 aprile, chiede un cambiamento di costumi, un’ andare oltre gli steccati che ci tengono fermi. In poche parole un salto di qualità culturale. A fare il salto dovrebb essere per primo il Governo, utilizzando una rigida morale e colpire direttamente, senza attendere l’invana giustizia, color che sono implicati in azioni non lecite tipo i giochi nei vari consigli di amministrazione o elargire liquidazioni a chi ha fatto affari propri con le cose pubbliche.

C’è da riflettere cari Presidenti.

 


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