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Si sa bene che spesso la vita di tutti giorni è fatta di controsensi a volte banali, altre volte meno. Perciò, consapevoli di come la politica accentui questa navigazione perpetua contro ogni logica, ci rassegniamo al fatto che anche il politico è libero di esprimere le proprie idee. Ecco appunto, le idee. Quest’ultime forse, in questo periodo arido e scarno di convinzioni, stanno venendo a mancare.

Ma facciamo un passo indietro. Da una settimana a Perugia campeggiano manifesti agghiaccianti di dimensioni eccessive (6 metri per 3 metri per intenderci) firmati PDL. Fin qui niente di nuovo (visto che questa abituale pratica è resa possibile grazie ai lauti rimborsi elettorali che altro non sono che le nostre tasse); se non fosse per il fatto che raffigurano tossicodipendenti e siringhe, spacciatori e scritte assurde che potrebbero suscitare nelle persone più sensibili, come i bambini, una paura eccessiva ed ingiustificata.

[foto aggiornamento: la reazione della gente a quei manifesti]

Tralasciando per il momento l’impatto visivo di poco gusto, la prima cosa che mi è venuta in mente leggendo queste scritte – “CLIENTELE, INDAGINI E ARRESTI DELLA SINISTRA. TOLLERANZA ZERO. BASTA SCANDALI. CAMBIAMO L’UMBRIA”-  è stata: ma perché proprio il PDL si permette di scrivere sciocchezze del genere? Perché mai grandi partiti nazionali, sgretolati dagli scandali, dagli arresti e dai processi a carico dei propri componenti, invece di cercare di affrontare il problema spalleggiando le alterne opposizioni con una non belligerante soluzione, sparano a zero senza alcuna considerazione, quando poi sono loro stessi il MALE che attanaglia Perugia, l’Umbria e l’Italia intera?

Perché?

Qui s’impone con determinata prepotenza il fattore COMUNICAZIONE PUBBLICITARIA o se vogliamo essere precisi PROPAGANDA. Vorrei sapere chi è quel pubblicitario che ha ideato quei manifesti. Un genio che ha applicato alla lettera la teoria su l’opinione pubblica del 1922 di Lippmann denominata la ‘fabbrica del consenso’. Un genio che non ha minimamente voluto considerare il periodo politico,  economico e culturale in cui stiamo vivendo. È vero che Lippmann nel 1922 scriveva queste parole: “Nella maggior parte dei casi noi non siamo soliti vedere e poi definire. Noi prima definiamo e poi vediamo. In quella gran confusione che è il mondo esterno, noi siamo portati a riconoscere ciò che la nostra cultura ha già definito per noi, e tendiamo a percepire ciò che abbiamo riconosciuto nella forma stereotipata per noi dalla nostra cultura. [...] Immaginiamo molte cose prima di averne avuto esperienza diretta. E questi preconcetti … governano profondamente l’intero processo di percezione”.

È anche vero però che Lippmann continua scrivendo che “I segni devono avere un carattere tale da essere riconosciuti e compresi senza la necessità di un sostanziale sguardo alla sostanza del problema … devono essere segni che diranno ai membri del pubblico dove conviene allinearsi per promuovere la soluzione [del problema]. In breve, devono essere guide per azioni ragionevoli a uso di persone disinformate”.

Ecco il succo del discorso: PERSONE DISINFORMATE. Oggi siamo bombardati da informazioni. Tv, web e radio ci annientano la felicità quotidiana. A Perugia si vive sospesi ed inermi come se stessimo aspettando altre tragedie da un momento all’altro. Perché allora soffermarsi su dei manifesti che ci incutono? Perché chi dovrebbe fare il bene della collettività cerca di aumentare la paura e la sofferenza, per di più con i soldi nostri?

Sono convinto che quei manifesti avranno colpito si e no il 5% degli “spettatori” passivi. Infatti continua Lippmann “Per condurre una propaganda ci deve essere una qualche forma di barriera tra il pubblico e gli eventi. L’accesso agli ambienti [dell'informazione] deve essere limitato, così da evitare che qualcuno possa creare uno pseudo-ambiente da sé e ritenerlo giusto o desiderabile”.

Ormai non abbiamo più barriere per gli eventi che accadono. Siamo direttamente esposti agli stessi. Non serve tappezzare la città di manifesti shock. Lavorare insieme per evitare tragedie e continue sofferenze, ecco quello che la classe dirigente dovrebbe propagandare e fare! Ma il lavoro, la politica, non lo conosce molto. Così come non conosce le più famose teorie di comunicazione a quanto pare. Ma si sa. Siamo in Italia. Permettiamo anche noi che questo accada. Speriamo per poco.

Edward Bernays diceva: “La mente collettiva non ragiona nel vero senso del termine. Al posto dei pensieri ha gli impulsi, le abitudini e le emozioni … il suo primo impulso è solitamente quello di seguire l’esempio di un leader fidato. Questo è uno dei principi basilari della psicologia di massa”.

NOI NON CI FIDIAMO PIÙ!

 


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