555 views

Di certo in Umbria, con la nuova Giunta Regionale, eletta nel 2010, non si è mai argomentato ne tantomeno avviata una discussione culturale o giù di lì. L’unica cosa sicura è che si è cercato di promuovere, per acquisizione di pubblico, le grandi manifestazioni che oramai (ahimè) sono strettamente legate al concetto di turismo e non più ad una visone culturale.

A rafforzare questo concetto ci vengono incontro le ultime dichiarazioni del sindaco Boccali e del sindaco Ricci in occasione dell’ultima riunione per la promozione di Perugia-Assisi a capitale della cultura, in cui si conferma che la culturale sarà traino per la nuova stagione turistica.

Tutto ciò è veramente arido. Gli interventi pubblici portano, ad un’ esempio quello sul TSU, a costruire spettatori passivi e clienti fedeli, abbandonando così il concetto di ‘cittadino consapevole‘.

Se ci soffermiamo poi ai Beni Culturali in senso stretto, notiamo che ad oggi siamo ancorati ad un momento che era considerato rivoluzionario molti lustri or sono, in cui ha prevalso un drenaggio di risorse pubbliche ed un continuo sfruttamento di un precariato intellettuale, senza mai aver sviluppato una vera idea culturale e non opportunisticamente commerciale.

Forse sono queste le motivazioni per cui il manifesto culturale di Confindustria in Umbria non è stato neppure notato da nessun opinionista o politico, visto che nella nostra regione è talmente grande l’abitudine di creare un rapporto asettico tra pubblico e privato.

Credo che sia tempo di riaprire una discussione per rivedere le priorità e soprattutto, ormai dimenticati, occuparci dei giovani. Gli unici in grado di far progredire le discipline umanistiche se vogliamo che la nostra civiltà si tramandi.

 


Copyright 2011 Limpiccione.it