660 views

Da un “prof” all’altro, sulle liberalizzazioni, più rinvii che effetti concreti. Nel 2006-2008 ci ha provato – senza successo – l’allora premier Romano Prodi, con Pierluigi Bersani ministro. Quattro anni più tardi è tornato alla carica il governo di Mario Monti: ma dai taxi alle farmacie, dalle banche alle ferrovie, dalle assicurazioni all’energia, gli effetti sull’economia sembrano a dir poco felpati.

Sui tassisti, se non è marcia indietro poco ci manca: tutto viene rinviato all’Autorità dei trasporti che dovrà valutare con i sindaci, i fabbisogni città per città. Salta invece la licenza multipla e l’aumento delle auto bianche sarà accompagnato da “compensazioni saltuarie” per i vecchi titolari.

Idem sulle farmacie che, grazie all’ammorbidimento mostrato dal Governo, hanno sospeso lo sciopero del primo febbraio. Per ora ci si è limitati a rivedere il rapporto tra numero di esercizi e abitanti: non più ogni 5mila, ma ogni 3mila ed entro giugno saranno avviati concorsi straordinari. Anche per le farmacie, come per i negozi, scatta la liberalizzazione di orari e turni. Altro punto sul quale non sono mancate le barricate, con un noto marchio della grande distribuzione che per contestare la misura ha sbandierato i valori, anche religiosi, del riposo domenicale. Chissà se avrà riscoperto anche quelli del lavoro, straordinario soprattutto. Tra i rappresentanti dei commercianti c’è addirittura chi tira in ballo fantomatiche città straniere dove non ci sarebbero negozi aperti a tutte le ore, ma solo corner. Minacciano proteste anche i professionisti, dagli avvocati ai notai. Abolite le tariffe minime, si introduce il concetto del preventivo scritto al momento del conferimento dell’incarico: dovrà contenere tutti gli oneri ipotizzabili fino al termine del mandato. Previsti inoltre 500 posti in più per i notai con i concorsi al via il prossimo anno.

Timidi e nebulosi interventi su assicurazioni e banche. Nel caso rc auto, agli automobilisti dovranno essere sottoposti almeno tre preventivi di tre compagnie diverse ma da parte di agenti che in Italia restano monomandatari. L’automobilista, inoltre, sarà libero di scegliere tra il risarcimento in “forma specifica”, la riparazione gratuita dell’auto tramite officine convenzionate, e “per equivalente”, il rimborso del danno da parte della propria compagnia: chi sceglie questa seconda strada, tuttavia, rischia di vedersi decurtato del 30% l’assegno dall’assicurazione. Una misura che vede in trincea anche i carrozzieri che parlano di rischio maggiori costi e minor scelta per i consumatori, e di alterazione del principio della concorrenza.

Sul versante bancario si è intervenuti sulle assicurazioni dei mutui: al cliente dovrà essere fatta sottoscrivere la polizza più conveniente, non quella sponsorizzata dall’istituto, certificata dai preventivi di almeno due compagnie. Dal primo giugno, chi opera nel mercato delle carte di credito dovrà inoltre definire regole generali: l’obiettivo è ridurre i costi a carico degli esercenti. Non quelli sulle spalle dei consumatori che, salvo rare eccezioni, continuano a pagare commissioni annuali fisse dai 30 ai 50 euro, per non parlare di quelle sull’acquisto di carburanti e dei costi sostenuti da chi preleva da un istituto diverso dal proprio e sulle quali dovrà pronunciarsi Bankitalia.

A proposito di benzina e diesel, le intenzioni più rivoluzionarie si sono arenate sulle proteste di compagnie e distributori di carburante e si sono ridotte ad una spinta al self-service ed alla possibilità concessa ai gestori proprietari di acquistare il 50% del carburante sul libero mercato. Timidi segnali anche sul versante energia dove si tenterà di ridurre il 30% di sovrapprezzo (per l’utente) rispetto all’Europa aprendo gli stoccaggi alle imprese concorrenti dell’Eni della quale si annuncia anche la separazione da Snam, la holding che controlla rete e stoccaggi. Il passaggio sarà definito tramite decreto, entro sei mesi, e si completerà in due anni.

Lo stesso tempo, minimo, che secondo alcuni autorevoli economisti sarà necessario per vedere qualche effetto del decreto liberalizzazioni. Le cui ricadute sulle tasche dei cittadini sembrano essere più graduali e più contenute delle ottimistiche previsioni di alcune associazioni dei consumatori: 900 euro l’anno a famiglia.

A questo punto, alla luce delle proteste e delle marce indietro operate sulle liberalizzazioni, viene da chiedersi se i veri poteri forti dell’economia italiana, molti dei quali si riteneva fossero rappresentati dall’attuale esecutivo, non ne siano in realtà rimasti fuori.


Copyright 2011 Limpiccione.it