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Ancora su Perugia capitale della droga, come è stata dipinta da una trasmissione tv nazionale. Che il fenomeno della droga – dello spaccio, delle connivenze, dei silenzi colposi – fosse in crescendo, stavano a testimoniarlo sia i numeri (compresi i morti) sia la percezione quotidiana dei cittadini.

Quello che lascia un po’ – o anche molto – perplessi, sono le reazioni che si sono accumulate nei giorni scorsi. In particolare le reazioni di chi arriva ad invocare l’esercito, intendendo così dare una ripulita a Perugia, ma anche di chi l’ha buttata sbrigativamente in politica. Ora, chi amministra una città si becca per tradizione sia gli onori che gli oneri. Ma siamo sicuri che soltanto gli amministratori hanno delle colpe da espiare? Certo, il centro storico di Perugia ha subito una desertificazione di abitanti e di luoghi di incontro che dovrebbe far riflettere e far rivedere le politiche attuate negli ultimi vent’anni. Ma quando un fenomeno assume proporzioni così gigantesche, è doveroso porsi qualche domanda in più: è doveroso chiedersi quanta superficialità abbia conquistato settori ampi della comunità cittadina e della cosiddetta classe dirigente.

Un altro aspetto emerge da questa vicenda e, secondo noi, non propriamente positivo. Dopo quella trasmissione tv, era legittimo attendersi dai molteplici mezzi di informazione locale un’attenzione particolare sulla questione droga e sulle implicazioni che investono pesantemente Perugia. Non si è letta, non diciamo un’inchiesta, ma neppure una serie di articoli o servizi che cercassero di mettere a fuoco il problema, di sensibilizzare chi continua fare il sordo, a stanare che vive sotto il pelo dell’acqua, a dire come stanno veramente le cose e come possono cambiare. E’ un peccato tanto silenzio. Forse anche una colpa.


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