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Un piccolo governo Monti sarebbe utile alla piccola Umbria? Da settimane questo interrogativo tormenta l’Entità istituzionale superiore (sigla Eis), una sorta di presidente della Repubblica di questa regione. Di fronte alla raffica di avvisi di garanzia, agli sgambetti nella maggioranza e nel grande partito del Pd, alle incertezze sul da farsi mentre l’Umbria è in stagnazione, alle riforme annunciate con scarsa attenzione ai pro ed ai contro, l’Eis ha cominciato a guardarsi intorno e ad immaginare una qualche soluzione. Quando martedì mattina in consiglio regionale è andata in scena l’ennesima turbolenza (tra un esponente dell’Idv ed il vice presidente Goracci, ambedue pedine della maggioranza), l’Eis ha deciso di intervenire. E’ vero, il governo regionale non è mai stato sfiduciato, ma la maggioranza si sfilaccia troppo spesso e la credibilità è traballante. Di qui la decisione: si cambia squadra e caposquadra perché la situazione difficilissima richiede una immediata scossa affidandosi ai tecnici.

L’Entità istituzionale superiore prende alcuni contatti e vaglia alcuni nomi: qualcuno tentenna; qualcun altro non si trova; qualcuno, saputo della cosa, si offre ma inutilmente. Poi l’Eis decide e chiama Catia Bastioli, nata a Foligno ma formatasi altrove: ricercatrice e scienziata, inventore europeo dell’anno nel 2007, laurea honoris causa all’Università di Genova nel 2008, amministratore delegato di Novamont che è leader di prodotti biodegradabili. Una che ha trottatato e si è fatta apprezzare, stimata negli ambienti industriali anche se non popolarissima. La persona giusta al momento giusto. La Bastioli accetta la sfida ed avvia subito le consultazioni con i partiti che dovrebbero sostenerla, in particolare Pd e Pdl. Il Pd, un po’ tramortito, chiede che il nuovo governo regionale non sia una plateale sconfessione del precedente; il Pdl, piuttosto ringalluzzito, invoca discontinuità; il Terzo polo dà il via libera senza porre condizioni; Rifondazione comunista si avvia a presidiare l’opposizione più agguerrita della Lega. Vista l’impossibilità, a causa dei veti incrociati, di inserire nel nuovo governo regionale i segretari dei più importanti partiti, si prepara la squadra di tecnici.

I nomi sono tanti, ma bisogna fare in fretta e con equilibrio. Senza tentennamenti, Carlo Colaiacovo (superimprenditore, grande passione per le banche, ex presidente di Confindustria e presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Perugia) viene scelto per occuparsi di sviluppo, infrastrutture ed energia; un po’ il Corrado Passera dell’Umbria. Altro incarico di peso a Giorgio Raggi, potentissimo presidente di Coop Centro Italia: bilancio, commercio, urbanistica e soprattutto riforme. Per i trasporti, mobilità urbana, rifiuti ed acqua, si valutano i nomi di Marcello Panettoni e Biagino Dell’Omo, ma alla fine la scelta cade su Paolo Paduano, direttore generale di Umbria Mobilità. Agricoltura: iniziale balletto tra Marco Caprai, Sergio Marini (presidente nazionale di Coldiretti) e Vinicio Bottacchiari (direttore di Sviluppumbria); poi ci si affida a Giancarlo Pretotto, laureato in agraria, direttore di aziende agricole e un’autorità nel settore. A Stefania Giannini, rettore in uscita dell’Università per stranieri, vengono affidati l’internazionalizzazione, i rapporti con il governo e l’Unione europea, le relazioni internazionali. Nessun dubbio per la Sanità: Francesco Bistoni, rettore uscente dell’Università dopo 11 anni e già impegnatissimo nel settore. Per la Cultura e Istruzione (dopo un tira e molla su Brunello Cucinelli, Mario Tosti e Vincenzo Cerami) la scelta cade su Vittoria Garibaldi. Turismo e sport: respinte le pressioni a favore di Luigi Repace e Valentino Conti, affiora il nome di Serse Cosmi ma è indisponibile; si chiude su Teresa Severini. Lavori pubblici, sicurezza e polizia locale: braccio di ferro su Luciano Ghirga e Mario Rampini; alla fine la scelta cade su Gianlorenzo Fiore, ex prefetto di Perugia. Per lavoro, welfare e coesione territoriale (novità contro i campanilismi), dopo essersi soffermati sui docenti universitari Caterina Federici, Giuseppe Croce e Pier Luigi Grasselli, nonché sul segretario regionale della Cisl Ulderico Sbarra, si punta su Francesco Clementi, docente dell’Università di Perugia e relatore, due anni fa, al convegno organizzato dalla Conferenza episcopale umbra sul tema “L’Umbria e il bene comune”. La presidente tiene per sé l’economia ed i rapporti con le multinazionali. Infine, cooperazione sociale e immigrazione: Fiammetta Marchionni, impegnata da sempre nel sociale.

Riepilogando, ecco i dieci assessori: Carlo Colaicovo, Giorgio Raggi, Paolo Paduano, Giancarlo Pretotto, Stefania Giannini, Francesco Bistoni, Vittoria Garibaldi, Teresa Severini, Gianlorenzo Fiore, Francesco Clementi, Fiammetta Marchionni. Professori universitari e imprenditori; sostanziosa presenza di cattolici; sette uomini e quattro donne più la presidente. Fatta la squadra e sciolta la riserva, la presidente ha voluto rintuzzare le accuse piovute da più parti sui poteri forti e sui conflitti d’interesse: quanto ai primi, vedrete che non c’è ragione di preoccuparsi; quanto ai secondi, la politica in passato è stata disponibile e magnanima. Ed ha annunciato che la sua squadra rinuncia fin da subito agli emolumenti che spettano agli assessori. Dai primi accenni del programma, emergono rigore ed equità, nonché lotta agli sprechi e tagli ai privilegi (a cominciare da quelli dei politici). Quando alla riforma della legge elettorale (vogliono ancora mantenere i posti garantiti del listino?), spetta al consiglio regionale. E questa mattina il nuovo governo regionale, che ha avuto l’entusiastica benedizione dell’Entità istituzionale superiore ed apprezzamenti da moltissimi ambienti (anche religiosi), si presenterà per ottenere la fiducia dai partiti che siedono soltanto sui banchi dei consiglieri. Fiducia che avrà: con entusiasmo da alcuni; a collo storto da altri. E quanto durerà? Chissà, c’è tra i partiti che vuole tenersi le mani liberi per staccare la spina.

Poscritto. Ovviamente, quanto sopra scritto è più che virtuale. Innanzitutto non esiste l’Entità istituzionale superiore (Eis) e se la presidente della Regione dovesse dimettersi, si dovrebbe tornare alle urne. E’ nei suoi poteri, però, scegliere assessori esterni al di fuori della politica. La domanda è: una squadra siffatta, o simile, governerebbe l’Umbria meglio o peggio di quanto si sta facendo? Ognuno dia la sua risposta. Qualora fosse sì, lo pronunci con flebile voce; potrebbe subire ritorsioni.


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