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L’Umbria sbarca alla Borsa di Milano, ma gli investitori non se ne sono accorti. Strategie da scantinato, tali e quali al luogo che ospitava l’evento ‘Umbria, una terra che produce cultura’. Al Salone del Turismo era presente qualche sparpagliato sindaco in compagnia del suo assessore, qualche volenteroso in costume, di provenienza medievale e, quest’anno, nemmeno le infiorate di Spello. Non e’ più tempo di rose e fiori, ma semmai di rose e spine, in attesa dell’esoso McCurry, che fotograferà la regione in lungo e in largo. Dal conflitto del Medio Oriente a quello di via Dei Priori, che in fatto di Coprifuoco non ha da imparare da nessuno. Ma il turismo non ama le pistolettate. Stravagante la scelta del combact reporter per fotografare l’Umbria francescana.

Le Marche, che non hanno bellezze  paragonabili alla nostra Umbria, devolvono una quota considerevole del loro bilancio al turismo, noi che campiamo essenzialmente di quello organizziamo serate di presentazione negli scantinati di Milano, a Piazza Affari e’ vero, ma pur sempre scantinati. Turismo fa rima con provincialismo, talvolta. A voler essere maligni si potrebbe pensare che la scelta della sede ipogea sia stata condizionata dalla fama che sarebbe potuta derivare dalla notorietà dell’edificio soprastante. Raccontare a Perugia che il turismo umbro riparte dalla Borsa di Milano e’ faccenda ammirevole. E quale risultato e’ più utile alla politica, se non la stupefatta ammirazione di chi legge?

  • francesca

    Caro limpiccione,
    la BIT non è stato altro che la messa in scena del pressapochismo provinciale che regna oramai imperante nella nostra regione.
    Povera Umbria che una volta si beava di Umbria Jazz, di Spoleto Festival, dei Ceri di Gubbio, isola felice del buon vivere e delle buone amministrazioni e oggi si ritrova una Perugia capitale della droga, una Spoleto abbandonata, lo scandalo horror di Goracci a Gubbio, la Polvese isola di Natale e le buone amministrazioni non pervenute.
    Tutto questo in un silenzio politico assordante e con una società civile che ancora non ha deciso se è meglio tenersi i soldi in nero per gli scantinati affittati ai pusher o finalmente avere un sussulto di dignità e combattere per la legalità.

  • Stefan Fodra

    …”.Le Marche, che non hanno bellezze paragonabili alla nostra Umbria”…..: un fulgido esempio di spocchia provinciale. Forse chi le invoca quelle bellezze né le conosce, né le capisce. Può darsi che gliele abbiano raccontate, come la fesseria dello “scantinato” a Milano. La sala degli Scavi Romani uno sacntinato??? Bha…continuiamo così, tanto lo sport di sputarci addosso è ormai il solo che alcuni sanno praticare.

    • http://www.lipiccione.it Matteo Grandi

      Ci fa molto piacere aver sollevato un dibattito e aver smosso le viscere di chi forse in questa regione è stato abituato a non confrontarsi con alcun contraddittorio.
      Detto questo: i fatti chi scriveva li conosceva. Era un inviato alla serata in questione. Ed è troppo facile, ah retaggi d’Umbria pravdiana!, liquidare con un “non conosce i fatti” chi non la pensa come noi. Ben venga infine un certo gossip (mi sta bene la provocazione di chiamarlo così) quando avvicina le persone a questioni che di solito sono un po’ troppo lontane da terra.

      Mi trovo più in linea con le obiezioni di Stefano Fodra. Anch’io non condivido alcuni passaggi dell’articolo in questione, ma sarebbe folle e contro la natura del blog censurare o edulcorare il pensiero dei collaboratori.
      Detto questo: quella d’aver definito la sala degli Scavi Romani scantinato è una vera fesseria. Condivido.

      Sulle bellezze delle Marche rispetto a quelle dell’Umbria potremmo aprire un dibattito infinito. Ma non è provincialismo essere convinti sostenitori del proprio patrimonio artistico. E personalmente ritengo che le Marche luoghi come Gubbio, Perugia, Assisi, Trevi, Spoleto, Castelluccio, o le Cascate delle Marmore ce li invidino e parecchio. Io a loro invidio la capacità di fare marketing territoriale e promozione turistica.

      Questione di punti di vista, certo.

      Matteo Grandi

      • Stefano Fodra

        A Matteo Grandi: il fatto stesso che partecipo a questo blog, con alcune osservazioni, penso sia la dimostrazione stessa che non c’è è proprio nulla da assimilare alla Pravda …Comunque ritengo che il tuo intervento si muova in un contesto di più che accettabile dialettica. Personalmente non penso che l’Umbria stia facendo il massimo e il meglio per alimentare un’immagine attraente e suggestiva di se stessa. Forse questo sforzo meriterebbe maggiori risorse e anche maggiore coraggio. Però…dire che non si stia facendo nulla ( e che tutto ciò che si fa sia sbagliato…a prescindere) , lo credo francamente poco credibile. Se c’è una cosa che difficilmente può essere contraddetta, sono i numeri, e quelli del 2011 non ci spingono proprio certo alla…depressione. Le bellezze e ricchezze dell’Umbria le abbiamo ben presenti, ma non vogliamo certo spenderle mettendole a confronto con quelle di altri: pericoloso, sbagliato e controproducente. A Milano la serata del 18 febbraio ha rappresentato , secondo me (e molti altri) un’ottima iniziativa, in grado di produrre promozione ed interessanti relazioni. Anche in questo caso, ritengo sarebbe stato meglio se i nostri “dibattiti interni” li avessimo fatti a Perugia e non a Milano…ma questa è un’altra storia…

  • francesca

    Cari Tesorini e Fodra, che dire due splendidi commenti certamente disinteressati…..si comprende l’impossibilità di non dover sputare nel piatto, almeno astenersi dal difendere un operato indifendibile.

    • Stefano Fodra

      Cara Francesca, prima presentati, così avremo tutti una migliore geografia dei piatti in cui si mangia e in cui si sputa. Peraltro non capisco bene cosa si difende, se non si comprende da chi e da dove viene l’attacco (e da quale pulpito arriva il sermone). Grazie


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