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Una riflessione scaturita dalla lettura dell’ articolo di Sandro Petrollini, Austerità indigesta. Di certo due parole in più non guastano il quadro sconcertante a cui assistiamo in questi giorni.

Semplicità? Vedremo.

 Il tempo sembra essere entrato in standby. Le belle e giuste parole no. Scorrono ieri come oggi. Giuste o sbagliate, quello che conta, oggi, è che dovrebbero essere semplici. Un cambiamento vivo ed efficace non può prescindere da quello che è semplice. Il mondo lo dimostra con la sua ‘portatilità’. Le distanze si accorciano e le menti volano da una parte all’altra, il tutto sempre più a portata di mano.

Il brutto però arriva quando i governanti, siano essi di destra, sinistra o tecnici, iniziano la loro straziante e monotona opera di messa in posa delle fondamentali fondamenta statali. Anno dopo anno. Fare e disfare. Costruire e smantellare. Il tutto serenamente sulle spalle dei poveri italiani, senza una giusta e coerente semplicità.

Le barriere oscure e burocratiche si innalzano davanti ad ogni semplice e possibile soluzione. Il web ci aiuta ma non può essere la sola soluzione: “I politici di politica vivono, e bene, i cittadini bravi di politica muoiono, e male”. Le parole scorrono veloci, ma poco capibili. Tobin,Batman, Spread, Bot, Fot, Asset, Basket.

E la semplicità? Che fine ha fatto? Ce la fanno dimenticare. Ecco tutto. Come se fosse l’uomo nero della nostra infanzia. Lo respingiamo ormai inconsciamente. È la parola semplicità che si dovrebbe innalzare a bandiera di nuovi e sani valori, così da ridurre i costi inutili, che oggi come ieri subiamo passivamente, cercando di far cambiare gli sterili assetti statali, ammettendo per una volta, che non servono a niente.

Una parola, semplicità, che a noi non spaventa e che di sicuro potrebbe innescare un meccanismo di crescita naturale come giusto che sia. I giorni difficili che si prospettano per i giovani (allo stato attuale i vecchi del futuro) non possono che essere vissuti sperando in una semplicità globalizzata.

Quello che di certo apparirebbe utile a questa spenta e demotivata Italia di oggi, sarebbe il riazzeramento tutti i preconcetti obsoleti che ci stanno governando; perché, in qualche modo, il termine semplicità contiene anche l’accezione azzerare.

 Un modo di pensare al ‘risorgimento’ italiano spericolato e utopistico, ma quello che è certo è che non esiste ordine senza disordine. Allora prendiamo il toro per le corna e disordiniamo il presente per cercare di riordinare il nostro meritato futuro.

  • http://www.continexsa.com/ timothy

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