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La stangata del 2012 ci costerà duemila euro a famiglia. In adesione al nuovo percorso morale, le festività si sono svolte in un clima di ritorno al passato. Eppure l’uomo comune ha più bisogno di svago, che di pensiero. Pochi gli umbri a Cortina d’Ampezzo. Se ne sono visti di più a Cascia, Cerreto di Spoleto, Vallo di Nera e Poggiodomo, mentre cantavano le Pasquarelle, di casa in casa, suonando organetti e caccavelle e chiedevano la questua: “Nu simu vinuti co’ tutta creanza/ sicunnu l’usanza la Pasqua a cantà/ Là drento a ‘na stalla nascié lu Bambinu/ je manca lo inu, je manca lo pà/ Se more de friddu, ‘n cià manco ‘n littucciu/ nascié purittucciu, nascié pé penà”. E’ la crisi a ravvivare le tradizioni sotto il cielo obliquo di questa regione. La musica popolare si ascrive perfettamente a questo primo scorcio di anno. Sullo sfondo le robotiche imposizioni del Ragioniere di Stato. Con scaramantica rassegnazione l’Umbria stringe i denti e celebra i suoi riti. Quanta attualità nelle Pasquarelle, religiose, post natalizie e epifaniche, raccontate con schiettezza e affidamento verso una difficile sorte.

L’economia è altra cosa. E’ quella di cui parlava Monti da Fazio, mostrandoci che solo lui la sa maneggiare. Fase uno: il professore ci vuole parchi e paganti. Fase due: chi vivrà, vedrà. Per non farci mancare nulla siamo entrati nell’anno della fine del mondo, secondo la profezia Maya. Consoliamoci con l’aglietto, come diceva il Beato Pietro Bonilli di Trevi (1841-1935). Una donna di Montefranco una volta esclamò: “Ma lei è un santo!”. Don Bonilli, scuro in volto, con voce severa, le ingiunse: “Ritira quella parola. Non ti vergogni di insultare così un povero prete?”. Ce lo vedete il professore a dare una risposta simile? “Preferisco che ascoltiate, invece di applaudire”.

Ci sarebbe da disquisire sugli aneddoti di questo grande umbro, che non fu presidente della Bocconi, commissario europeo per il Mercato Interno, primo presidente del Bruegel, presidente europeo della Commissione Trilaterale fondata da David Rockefeller, international advisor per Goldman Sachs e per la Coca Cola Company, ma più modestamente parroco di Cannaiola per 35 anni, prima di diventare una gloria dell’umbria Pontificia, per le opere di carità suscitate a favore dei poveri. Possiamo perdonargli, al Beato trevano, di non aver pagato l’ici. Non fosse altro perché in questa situazione di precarietà economica, egli si sarebbe rimboccato le maniche per venire in soccorso dei suoi fedeli, ma senza mettergli troppo le mani in tasca.

Siparietto. La rivelazione di Gesù Bambino come figlio di Dio ai tre magi d’oriente ci viene riproposta dai pasquarellari della Valnerina. Stanno per arrivare i giorni della merla. Dovremmo razionalizzare i nostri conti in banca, disdire l’abbonamento del secondo telefonino, ricontrattare i mutui, eliminare un paio di carte di credito, chiudere la macchina in garage, dopo aver tolto il Salvatore dal presepe, naturalmente: “ Vicino ce sta San Giuseppe/ reccoje le zeppe pé fallu scallà…”. Beata umbritudine, umbra beatitudine.


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