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Leopardi nei Canti deplora così Recanati: “Né mi dicea il cor che l’età verde / sarei dannato a consumare in questo natìo borgo selvaggio”. Chiamiamo “borgo” un accrescimento di case fuori della cerchia di un castello, senza recinto di mura. Oggi anche un insieme di edifici, generalmente sulla strada maestra, esterno alla città che è pronta a inglobarlo. Non a caso da borgo deriva il termine “borghesia”. Il vero significato della parola dovrebbe essersi perso, se un organismo – sorto nel 2001 su impulso della Consulta del Turismo e dell’ANCI (“I Borghi più Belli d’Italia”) elargisce attestati in antinomia con quanto appena spiegato. Esempio.

Gli spellani a Borgo ci vanno per il gelato o per trastullarsi ai giradinetti, una volta usciti da Porta Consolare. I trevani per andare a Borgo Trevi devo prendere la macchina. Lo straniante riconoscimento viene sorprendentemente conferito alle città murate. Così è. Oltre a Spello e Trevi è andato ad Arrone, Bettona, Bevagna, Castiglione del Lago, Citerna, Corciano, Deruta, Giove, Lugnano in Teverina, Massa Martana, Monte Castello di Vibio, Montefalco, Montone, Norcia, Paciano, Panicale, San Gemini, Stroncone, Torgiano, e Vallo di Nera. A caval donato non si guarda in bocca. Tanto il turista in cerca di lenticchie non ci fa caso.

Lo sanno bene i sindaci, per i quali i riconoscimenti sono come le mozzarelle di bufala: anche se le vedono blu le mangiano lo stesso. Definizioni a parte, quello che conta è ciò che si incontra in giro: una rotatoria qua, un reticolo di strade senza sbocchi là, mancanza di parcheggi, arredo urbano malcurato, una manciata di capannoni sparsi, edilizia popolare sovrapposta a zone artigianali, piani regolatori che non garantiscono più gli spazi vitali e lo scorrimento del traffico. Per fortuna tra poco il traffico si regolerà da solo, considerato che il prezzo della benzina supererà quello del Sagrantino.

Altro che progettazione del paesaggio regionale, corsi di formazione e scuola umbra di amministrazione pubblica voluti dal dinamico assessore Rometti. Costruiamo senza uno sguardo al futuro. La viabilità, i servizi, le strutture primarie, le infrastrutture, gli spazi vitali, il verde: i nostri abitati sono in piena deriva urbanistica. L’Umbria non è più nei suoi uomini e neppure nei suoi luoghi. Le valli somigliano ad una sola grande periferia lottizzata. Il legame tra sana amministrazione e spiritualità dei luoghi è stato spezzato da tanti anni di pianificazione pauperista, che incassa mazzette e predilige il degrado delle multisale e dei centri commerciali. Siparietto.

Chiamiamoli pure borghi, ma salviamoli, come fece il presidente del Borgorosso Football Club: “Chi si astiene dalla lotta è un gran figlio di …”. Ricordate? Prendiamo esempio da Alberto Sordi, che dopo aver esonerato l’allenatore e imposto alla squadra ritmi draconiani basati sulla fatica dei campi, con un astuto coup de théâtre presentò il suo ultimo ingaggio: nientemeno che Omar Sivori. E noi chi arruoliamo, Tevez? Beata umbritudine, umbra beatitudine.


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