581 views

In Umbria, un’impresa su tre del terziario rischia di chiudere nel 2012. L’allarme è stato lanciato dalla Confcommercio provinciale di Perugia che ha aperto lo stato di crisi del settore. I più a rischio sono i commercianti cui neanche i saldi, partiti il 5 gennaio, sarebbero utili a recuperare il ritardo in termini di fatturato accumulato lo scorso anno. Un rischio che si potrebbe materializzare se non dovessero verificarsi certe condizioni, come la moratoria delle scadenza previdenziali e fiscali che il settore chiede di prorogare da gennaio a giugno. I commercianti chiedono anche strumenti analoghi alla cassa integrazione in deroga da poter utilizzare in questa fase di crisi.

Difficoltà testimoniate dai numeri degli acquisti natalizi durante i quali, solo il 22% delle imprese della regione hanno segnalato affari stabili o in salita. Per il resto, buio pesto, con il confronto rispetto al fine anno 2010 improponibile per l’82 per cento delle attività. E se si aggiunge che solo il 27 per cento del campione (composto da 130 imprese umbre) affida ai saldi la funzione di ancora di salvezza, il quadro è completo.

Un quadro dai contorni grigi cui non si sottraggono le grandi superfici: nel 2011 si conta infatti che 130 supermercati in Italia abbiano chiuso e in Umbria, gli con gli iper che si ristringono, un esercizio su tre di alcuni dei grandi centri commerciali della regione sono morosi rispetto al canone d’affitto. Una spesa che, come evidenziato dalla Confesercenti regionale, «ormai possono permettersi solo le grandi catene di franchising».

Non va meglio alle attività dei centri storici, a partire da quelle di Perugia dove ormai sempre più saracinesche sono abbassate e vista la politica degli affitti, costantemente al rialzo, le possibilità che si rialzino sono ridotte. Tutto questo mentre c’è chi affida proprio al commercio una delle leve da sfruttare per rilanciare l’acropoli con negozi di qualità che offrano qualcosa di diverso dai soliti marchi standard che si trovano in ogni città d’Italia.

Ciononostante, continuano a proliferare i centri commerciali di periferia: tra Perugia e Corciano ce ne sono tre in costruzione (due tra San Sisto e Sant’Andrea delle Fratte) ed uno in completamento (sempre in zona). E sempre tra i due comuni sta per nascere un mega store di articoli sportivi che con quello del colosso svedese dei mobili low cost daranno lavoro, pare, a circa 400 persone. Ma con le possibilità di acquisto attuali degli umbri, sempre più risicate ed erose da spese fisse sempre più pesanti, c’è da chiedersi da cosa sia realmente pilotata una simile politica commerciale. Perché forse non saranno cattedrali nel deserto, ma il rischio di vedere il deserto nelle cattedrali oggi è più che mai plausibile.


Copyright 2011 Limpiccione.it