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I sondaggi sono come il fuoco, che può scaldare ma anche scottare; i sondaggi scaldano quando sono positivi, provocano bruciature durature quando sono negativi. Per gli amministratori umbri i sondaggi di inizio d’anno relativi ai consensi sono stati un disastro. I presidenti delle Province, ente dichiarato bollito, precipitano al posto 84 su scala nazionale. Il sindaco di Perugia arranca al posto 80, mentre quello di Terni, la città più devastata dalla crisi economica della regione, sorride appollaiato sulla casella 29 (più 4,5% rispetto all’anno scorso). E la presidente della Regione? In un sondaggio caracolla ben oltre il decimo posto. In un altro sondaggio è al sesto posto (a pari merito) facendo scrivere all’Ansa Umbria queste esilaranti righe:”Conferma sostanzialmente la posizione dell’anno scorso, quando era quinta”. Dal che si deduce che grazie ad una parolina – sostanzialmente – si può, per esempio, sostenere che 2 più 2 fa 4 ma “sostanzialmente” può fare anche 3 oppure 5, come del resto la politica ci ha abituato a sentire in questi ultimi anni.

I sondaggi vanno pesati con estrema attenzione. Una volta i partiti li consideravano utili per misurare le esigenze degli elettori, le aspettative, il gradimento rispetto ad un progetto. Oggi per lo più vengono vissuti dai protagonisti della politica come uno specchio davanti al quale esaltarsi, oppure per inseguire la cosiddetta opinione pubblica rovesciando così la natura stessa del fare politica. In ogni caso i sondaggi di inizio d’anno segnalano un palese nervosismo degli umbri nei confronti degli amministratori: la crisi morde, le iniziative latitano ed ecco arrivare le sberle dopo anni di entusiasti consensi.

Tornando alla Regione, capofila delle amministrazioni che contano, va ricordato che l’ex presidente Maria Rita Lorenzetti, durante i suoi dieci anni di governo, è salita spessissimo sul podio nazionale: seconda nel 2006 e nel 2007, comunque sempre da quarta in su e sempre la prima donna. Siccome l’Umbria è sempre la stessa e la maggioranza anche, qualcosa deve essere successo e non sarebbe male se nel Palazzo della Regione ne prendessero nota e provvedessero a svegliarsi. Se ciò non dovesse accadere – e temiamo fortemente che non accadrà – non rimarrebbe agli umbri altro che prendersela con il destino. Il quale (destino) ha voluto che la Lorenzetti fosse la zarina nei primi dieci anni del terzo millennio quando la crisi non mordeva come oggi e chi ne ha preso il testimone si è ritrovata nel pieno di una bufera non sapendo bene dove mettere le mani. Pensate se fosse accaduto il contrario: nei primi anni del terzo millennio l’attuale presidente, la Lorenzetti da quando ha fatto irruzione la crisi. Forse sarebbe tutto uguale, ma magari ci sarebbe stata risparmiata la verifica quotidiana di una maggioranza sbrindellata e la Regione avrebbe dato l’idea di essere governata. E ci avrebbe fornito mille pretesti per criticarla, non certo nessuno perché niente si fa.

Con i se, ovviamente, non si fa la storia e neppure la politica. Però, in mancanza di meglio ed in attesa dei prossimi sondaggi, si può sempre fare a pugni con il destino cinico e baro.

 


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