484 views

Il fatto è questo. Simone Farina, calciatore del Gubbio, rifiuta una mazzetta per taroccare una partita di coppa Italia a uso e consumo di una banda di scommettitori. La notizia compare sui giornali e il buon Simone, raro esempio d’italica onestà, diventa una sorta di simbolo, un Wilhelm Meister dell’etica pallonara. Applausi sonori e convinti peana arrivano da tutta Italia, persino da Uefa e Fifa. Tanto che Panorama s’inventa addirittura una campagna “Farina in Nazionale”. L’idea non dispiace né alla Federazione né al commissario tecnico Prandelli, che decidono così di cavalcare l’onda emotiva e chiamare Farina in Nazionale in vista del prossimo raduno degli Azzurri, previsto per fine febbraio. Fin qui i fatti.

E ora un po’ d’attenzione. Perché i verbi non sono stati scelti a caso. Prandelli chiamerà Farina in Nazionale, che non equivale a convocarlo. E’ una sorta di viaggio premio. “Bravo Farina mio, vieni al circo Coverciano, noi ti mettiamo uno zucchero filato in mano, ti facciamo fare la foto con gli elefanti, se vuoi anche una corsetta, basta che non ti avvicini troppo a Pirlo o a Balotelli, magari ti regaliamo anche una tuta azzurra e poi ti rispediamo a casa”.

Una cosa di un’ipocrisia e di un cattivo gusto incommentabili. Caro Prandelli, questa era un’occasione unica e irripetibile per dare un esempio forte e fare una convocazione vera e strameritata: portare in azzurro un ragazzo onesto, simbolo di un’Italia pulita, al posto di un Abate, un Maggio o un Bonucci qualunque. Insomma non c’era neppure bisogno di spodestare mostri sacri, se la vogliamo mettere su questo piano. E invece si è trasformata nella peggiore delle cadute di stile. Un’occasione miseramente persa con una farsa che è ancora peggio di una non convocazione. Un viaggio premio a Coverciano? Ma stiamo scherzando? Farina mica è un bambino che ha bisogno di farsi un giro a Mirabilandia! Farina è un calciatore professionista serio (forse più di molti suoi colleghi) che per tale va trattato. E invece che cosa fa il ct? S’inventa la “chiamata”. E il mondo del calcio, ancora schiavo di paure e pregiudizi, perde un’occasione d’oro per migliorare se stesso. Anzi così facendo peggiora la propria immagine rafforzando il concetto del “conta solo il risultato” e quindi guai a convocare un giocatore di B al posto di uno di A. Come se i varii Molinaro o Cassani fossero Cafù o Roberto Carlos.

L’unica cosa che andava fatta era selezionarlo “sul serio”, lasciando a casa qualcun altro. Portarlo in partita e farlo giocare, un’ora, un minuto, dieci… qui, sì, ci sarebbe potuto stare il gesto simbolico. Ma la chiamata per farlo arrivare a Coverciano fare due foto, dargli una pacca sulla spalla davanti alla stampa e rimandarlo a casa è un gesto di un’ipocrisia pelosa che fa venire i brividi.

E io, se fossi in Farina, direi grazie ma siccome sono e mi sono dimostrato una persona seria, se devo fare duecento chilometri per una buffonata resto a casa, arrivererci.

Si parlava di scommesse, no? Ecco, scommettiamo che se i protagonisti del pallone non cambiano il loro modo di pensare il calcio non cambierà mai?


Copyright 2011 Limpiccione.it