510 views

Nell’era della conoscenza, ci si stupisce come talvolta difronte ad alcune parole o a determinati atteggiamenti non si trovino risposte e ci si abbandoni all’accettazione.

Molte volte non trovando le cause di una malattia si danno diagnosi generiche come stress o depressione come se queste non potessero essere analizzate e curate.

In questi giorni lo stesso atteggiamento lo si ha difronte alla speculazione,influenzata anche dagli spread. Tali fenomeni che incidono sempre più sulla nostra quotidianità sembra non possano essere governati dalle economie, tantomeno quelle locali.

Ritengo che difronte a tutto ciò il primo cambiamento che dobbiamo promuovere sia proprio nell’approccio, favorendo una conoscenza collettiva e promuovendo azioni adeguate e non scorciatoie pericolose.

Gli strumenti oggi in campo sicuramente non aiutano; l’era dei talk show ha ormai permeato ogni luogo e viviamo sicuramente in una comunicazione urlata e superficiale.

Come ha scritto recentemente il Vescovo di Firenze in una sua Lettera Pastorale: cedo sia utile ritornare al Slilenzio, per dare spazio alle parole (Lui scrive alla Parola). Il silenzio è un valore se riesce a  portarci fuori dal caos e dal rumore.

A parer mio la moneta e la sua fungibilità sono state grandi conquiste dell’uomo che garantiscono la possibilità ad ognuno di creare valore (economico) e di farselo riconoscere. Pensate banalmente quanti mestieri e quante professioni possono sopravvivere nel mondo solo perché con la monteta si può trovare un mercato e qualcuno che interessato a quel valore prodotto.

Se analizziamo bene, per certi aspetti oggi siamo tornati indietro nella costruzione del valore. Il valore di un prodotto o di un servizio viene creato molto più in periferia che al centro e tutte le organizzazioni si stanno strutturando per favorire questo. L’equità e la trasparenza dei diversi mercati dovrebbero far si che alla creazione di valore corrisponda la distribuzione dello stesso.

Due esempi concreti. Banalmente oggi un’automobile non si costruisce più in fabbrica, ma dal concessionario con la scelta dei modelli e degli infiniti optional che ci si possono inserire. Il valore lo crea il concessionario con la sua professionalità nel farmi avere un prodotto giusto ed adeguato alle mie esigenze. Lo stesso vale per molti servizi. La possibilità di scegliere le infinite personalizzazioni dei nostri telefoni o pc fa sì che sempre più il valore venga creato in periferia. Da un punto di vista organizzativo/aziendale lo si definisce come “La Piramide rovesciata” dove i vertici devono essere i veri supporti per poter far funzionare bene le periferie. Risulta chiaro in queste organizzazioni come lo stesso prodotto debba essere gestito in mercati  diversi (diversi luoghi di incontro), alcuni locali ed altri globali.

Il prezzo della mia auto sarà influenzato dal numero degli optional, ma anche dal prezzo dell’acciaio (che la Cina sta fortemente richiedendo). Il prezzo del mio mutuo sarà costruito sulla base dell’efficienza della mia banca ma anche dalla quotazione dei CDS del Paese dove risiedo. Mercato globale per alcune materie, mercato locale per altre, come si conciliano? L’esperienza di alcune aziende, che su questi mercati lavorano, ci porta a dire che per prevedere un governo di luoghi così distanti e diversi non possiamo affidarci a sistemi solamente regolatori ma è necessario tornare ad un condiviso sistema di valori.

Questa volta l’esempio lo prendo da molto lontano, ma penso sia ugualmente attuale. Quando il Cristianesimo puntò verso Roma, che al tempo era considerata il centro dell’Impero, fu costretto a lasciare le tavole della legge, perché quelle erano legate alla Palestina e allora si ricorse ad “Un Comandamento Nuovo”. Credo che la nascita del Nuovo Testamento sia il primo sistema valoriale da attuare.


Copyright 2011 Limpiccione.it