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Bar Turreno. Ore 9.10 di mattina. Spremuta d’arancia e cornetto. Andato di traverso. A leggere l’ennesima notizia di un morto per overdose in Umbria. Un ragazzo di 28 anni che con un’amica, adesso in stato di shock, avevano assunto un cocktail letale di droghe. Ore 9.28 esco dal bar. Costeggio il duomo. Alla mia sinistra si staglia l’ennesima scena di spaccio. Sgrano gli occhi: fosse mai che sono ancora nel mondo dei sogni. No, è davvero una scena di spaccio, alle 9.30 di mattina, stile favela di Rochina di Rio de Janeiro. Ci sono due nord-africani e una ragazza, bianca come il foglio su cui sto scrivendo. Mi viene voglia – davvero troppa – di estrarre l’iphone e fare una foto. Come ho fatto molte altre volte in altri posti, in terra di Camorra: foto a sversamenti o a roghi di rifiuti tossici.

Mi è venuta in mente la Terra dei Fuochi e i cittadini che da anni ormai documentano con fotografie e video che pubblicano sul sito www.laterradeifuochi.it lo scempio che avviene giornalmente nella loro terra. Ecco che, in terra di Camorra, pare esserci più senso civico che a Perugia. E siccome ognuno dovrebbe occuparsi almeno della piaga che lo riguarda da vicino, stamattina voglio lanciare una provocazione. Si potrebbe lanciare la piattaforma web laterradelladroga.it per ospitare video e foto testimonianze di cittadini che denunciano la piaga di Perugia. Perché trovo sterile continuare a lamentarsi per il degrado di questa città senza fare però nulla per cercare di migliorarla.

Pensare che tutto accada dall’alto, in tempi come questi, è da sprovveduti. Perugia ha sì un nuovo questore che ha fatto della lotta alla droga un modus vivendi, e ha sì delle forze dell’ordine attive e vigili, ma non basta. Non basta perché se questa mattina quelle 50 persone che passavano indifferenti vicino alla scena dello spaccio, ognuno chiuso nel proprio mondo, nel proprio individualismo, nei propri problemi, si fosse fermato e incazzato forse gli spacciatori avrebbero avuto vita più difficile. Se tutti e 50, in stile “V per Vendetta”, avessero estratto il cellulare e avessero immortalato la scena e fossero poi andati dai Carabinieri a denunciare l’accaduto, forse, e dico forse, Perugia sarebbe un posto meno degradato. Infondo, non si può pretendere – mi dicono – che tutti abbiano il senso civico scritto nel DNA. Allora, torno alla mia proposta provocante. Basterebbe che quei pochi che lo hanno – quel senso civico – lo sfruttino al meglio.

Fotografando, riprendendo, testimoniando sul sito laterradelladroga.it lo scempio a cui la NOSTRA terra è sottoposta ogni giorno. Perché al di là di tutte le ragioni di convenienza e disegno criminale che le mafie nostrane o straniere possono avere tessuto su Perugia e sull’Umbria, resta un fatto inopinabile: il traffico di droga – ai vertici d’Italia – che si conta in questa terra è possibile solo perché c’è domanda. Questo ci fa capire che i nostri “giovani” sono sempre, ma sempre, più svuotati. E i nostri “vecchi” sempre più indifferenti.


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