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E’ sempre più forte il grido di dolore di quanti sono strozzati dalla crisi economica. E questo mentre si vive il periodo per tradizione più sereno e familiare dell’anno – da Natale all’Epifania – durante il quale ci si fanno gli auguri, si stringono mani e ci si danno baci, si riscoprono conoscenze e cosiddette amicizie perse nelle nebbie di ogni vita indaffarata. E’ giusto volersi un po’ di bene in più – e dimostrarlo – soprattutto in periodi di crisi; è doveroso aiutare chi sta peggio; è opportuno ripristinare quell’antica attitudine, purtroppo persasi, alla solidarietà collettiva.

Ma in questa folata di bontà che, almeno superficialmente, non risparmia nessuno, vale anche la pena di ritagliare uno spazio per una domanda: quanti furfanti sono tra di noi? A quanti stringiamo la mano ed auguriamo buone feste? Per la ragione dei grandi numeri, a ciascuno di noi ne è riservata una quota, piccola o grande che sia. Ma di quali furfanti si parla? Degli evasori fiscali: grandi, medi e piccoli. Quell’esercito che ruba di fatto ai concittadini mentre fa dell’indignazione una bandiera, esibisce una presunta onesta con entusiasmo e magari si inginocchia platealmente saltando da una chiesa all’altra.

In Italia scovare gli evasori sembra impossibile. Mai panzana è stata più grande. Il fatto è che, se si effettuano i controlli, si cattura sempre qualche topo che si gode il formaggio. Ci sono i toponi reali che se la cavano sempre o quasi perché battono bandiere e banche di isole protette. Ci sono i topi borghesi che imperterriti dichiarano redditi da miseria viaggiando su auto di lusso. Ci sono i topi – che possono essere reali, borghesi o del ceto medio – che commettono il peggiore dei delitti fiscali: si fanno passare per poveri.

La guardia di Finanza, da gennaio ad ottobre 2011, ha controllato 14mila famiglie; ebbene, 4mila hanno dichiarato di essere sotto la soglia minima fissata dalla legge per ottenere vari benefici: dai ticket ai libri scolastici, dagli asili nido ai sostegni per i parenti anziani, eccetera. Dichiarazioni semplicemente false. Questo per dire che il virus dell’evasione, del fregare lo Stato come se lo Stato non fossimo tutti noi, è penetrato così a fondo che non esistono vaccini. Con risvolti, ovviamente, economici in quanto le tasse colpiscono i soliti noti. Ma anche con risvolti, se si vuole, ancor più preoccupanti: ma chi frequentiamo ogni giorno?

 


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