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Dopo avere ricevuto giusti appunti dall’Assessore all’Urbanistica di Città della Pieve, rettifico l’articolo.

Scrive la Nazione il 12 novembre 2011 che “in una fase di grandi difficoltà economiche per le istituzioni, che porta più parti a invocare la riduzione dei costi della politica, va controcorrente l’Amministrazione comunale di Città della Pieve. Si è scatenata la bufera dopo la decisione di raddoppiare da quest’anno le indennità di carica a favore degli assessori che sono anche lavoratori autonomi”.

L’articolo continua poi citando il capogruppo del Pdl, Lorenzo Berna, il quale sostiene che i cittadini pievesi per farsi amministrare nel 2012 potrebbero spendere c.a. 140.000 euro, rispetto ai c.a. 82.000 del 2008. Una “gap” di 50mila euro. Non proprio spiccioli.

Eppure a sentire il Sindaco Riccardo Manganello, che ha risposto a Berna sia su La Nazione che sul Corriere dell’Umbria pochi giorni dopo, il 16 novembre, i costi della politica non sono aumentati ma anzi sono diminuiti.

Gli unici due lavoratori autonomi del Comune sono l’Assessore all’Urbanistica e il Vicesindaco, per i quali l’indennità mensile è stata portata da € 300 euro a € 599, come previsto dal TUEL (http://www.sanzioniamministrative.it/collegamenti/I%20Codici/T_U_E_L/TUEL_index.htm). Il senso della legge è quello di consentire anche al lavoratore autonomo di fare attività politica, visto che a differenza dei dipendenti pubblici non hanno a disposizione permessi retribuiti.

Per quanto riguarda il resto delle spese, secondo il Primo Cittadino l’Amministrazione è andata ottimizzando le spese, sia nel caso della nuova assunzione di un dipendente per il servizio di ufficio stampa del Comune, che nel caso dell’Ufficio del Segretario Generale. Nel primo caso l’assunzione di un addetto stampa interno farà risparmiare al Comune, che dovrà sopportare sempre meno incarichi esterni, nel secondo caso l’avvio di una convenzione con il Comune di Piegare per la condivisione dello stesso segretario permetterà di dimezzare le spese per entrambi i comuni.

Quello che è certo sono due cose. La prima che i ‘big media’ dell’Umbria troppo spesso si limitano a pubblicare notizie senza andare a fondo e senza fornire al cittadino un’informazione chiara e obiettiva (il tutto, nel caso del Corriere, correlato da refusi di battitura che ne minano la credibilità). Dopo tre articoli pubblicati da due diversi giornali ancora non è chiaro chi ha ragione e chi torto e quali sono i numeri giusti che il cittadino deve segnare sulla propria agenda come veritieri, prima di scendere come indignato in piazza. Sul sito web del Comune di Città della Pieve c’è una tabella con le indennità percepite dagli assessori, non sarebbe stato difficile fare un controllo. Inoltre, sarebbe giusto e corretto che la conclusione logica di ognuno di quegli articoli fosse la chiarificazione super partes della situazione.

La seconda considerazione da fare è la distanza sempre maggiore che c’è tra la politica, e di conseguenza l’Amministrazione, e la cittadinanza. Il rischio di trovare il “palazzo del potere” assediato da un pugno d’arrabbiatissimi indignatos pievesi con ramazza e forcone, come da me suggerito nella prima versione di questo post, non è in realtà tanto campata per aria. In un momento in cui, a breve, il nuovo governo nazionale farà sputare agli italiani lacrime e sangue, in cui le banche tengono sotto scacco l’Europa, in cui addirittura si arriva a pensare di buttare fuori a calci la culla della nascita della cultura moderna, la Grecia, le Amministrazioni dovrebbero davvero preoccuparsi di quella famosa distanza, perché anche se non sempre colpevoli sono il primo, e forse l’unico, punto di sfogo per la rabbia popolare. Infondo, ammoniva gia il famoso detto: “piove, governo ladro.”


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