505 views

Con il cuore che lacrima per come l’Umbria politica – mentre il mondo bancario nella regione diventa sempre più lillipuziano – non si scuote dando ossigeno ai tanti giovani che vorrebbero avviare un’attività economica, Marco Bencivenga lamenta la fragilità (per usare un eufemismo) della classe dirigente. Una classe dirigente della quale, ovviamente, non fanno parte soltanto i politici.

Ha ragione a sollevare nuovamente il problema, perché quello della classe dirigente – molto autoreferenziale, piuttosto conservatrice, niente affatto predisposta al coraggio ed alla fantasia – è il problema dei problemi. Non abbiamo leader né capitani coraggiosi; abbiamo, piuttosto, un’infinità di personaggi che si parlano addosso e si rimirano allo specchio, e si meravigliano ed indispettiscono se il popolo ha qualche ritrosia ad osannarli.

Forse dobbiamo metterci l’anima in pace: non è una stagione favorevole per far sbocciare una classe dirigente all’altezza della situazione. Piuttosto è la stagione dei particolarismi, dell’incapacità di leggere la realtà e di interpretare i bisogni della comunità. Stiamo assistendo da qualche tempo alla polverizzazione della classe dirigente: un pulviscolo che non migliora il presente, né tantomeno sa immaginare un qualche futuro.

Sarà anche vero che la speranza è l’ultima a morire, ma la ragione non induce alle illusioni. Un tempo la classe dirigente si faceva in quattro per ascoltare e dare risposte alle attese della collettività. Oggi si sempre in quattro, ma per ostentare una classe che è arduo riconoscere. Quanto poi a dirigente…


Copyright 2011 Limpiccione.it