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Anche molti umbri, ben sistemati nei posti di potere, hanno idealmente brindato per la fine del governo Berlusconi. Quando ancora durava l’euforia per il Cavaliere disarcionato, si è presentato alle Camere il governo Monti. Nei piani alti dell’Umbria è stato un delirio: tutti a scorrere l’elenco dei ministri. Alcuni nomi hanno fatto finta di conoscerli. Altri li hanno accarezzati – forse anche baciati – al grido “sono amici dell’Umbria”. Oddio, ecco il banchiere con il quale stavamo trattando l’unificazione delle Casse di risparmio; e poi era anche un vip al convegno dei cattolici di Todi. Mamma mia che fortuna, ecco l’ex professoressa dell’Università di Perugia. E quest’altro, grande tecnico, visita spesso la nostra regione. Insomma, questo è il nostro governo e sulla nostra regione è prevista una grande quantità di manna.

L’Umbria, per quanto hanno realizzato gli antenati e per la perenne modernità dei suoi santi, è una terra dove non c’è benestante che non abbia trascorso almeno un fine settimana; non c’è cattolico (o magari anche agnostico) che non si sia interrogato sul mistero della vita e sull’aldilà ammirando la basilica di san Francesco; non c’è persona di buon senso che non abbia rallegrato una giornata con un bel piatto tradizione ed un sorso di vino di questa terra. Tanto per dire (è soltanto un esempio) anche Tareq Aziz, il potentissimo ministro di Saddam Hussein, ha manifestato emozione salendo ad Assisi.

Se per risolvere i problemi bastassero gli “amici dell’Umbria”, saremmo un’isola felice nella sgangherata Italia della crisi economica. Ma non è così. Forse è il caso di provare a rimettere le cose a posto facendo da soli, smettendola con la speranza che siano sempre gli altri ad occuparsi dei nostri guai. Gli “amici dell’Umbria”, che hanno da pelare una patatona grossa come la penisola e forse di più, ne sarebbero certamente contenti. E più ancora ne sarebbero contenti gli umbri.


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