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La decisione del sindaco Boccali di nominare 5 mini-delegati ai territori ha suscitato la curiosità dei cronisti politici. Abituato da sempre a pensare che i confini del comune di Perugia coincidessero grosso modo col perimetro delle mura, Vladimiro Boccali ha appreso con sommo sgomento la notizia non solo dell’esistenza di luoghi dai nomi esotici come San Marco o Ponte della Pietra ma, soprattutto, che lui quei posti dovrebbe governarli.

Convinto, come il suo illustre predecessore, di essere una specie di vescovo-conte dell’VIII secolo, Boccali ha convocato la giunta al castello di Monterone. Una gola profonda ci ha raccontato come si è svolta la serata. In primo luogo, Boccali si è presentato vestito da cavaliere templare, cingendo un torcolo di San Costanzo a mò di corona. Il capo di Gabinetto, acchittato come un priore duecentesco, intonando il “Te Deum” ha passato a Boccali una spada di plastica comprata a Toledo durante una visita ufficiale del Comune.

A quel punto, Boccali ha costretto cinque consiglieri comunali ad inginocchiarsi e, poggiando la spada sulle loro spalle, li ha nominati duchi, tutti tranne Consalvi, nominato solo prefetto di Ponte San Giovanni, territorio che Boccali considera suo possesso personale.
“Andate in quelle terre sconosciute – ha detto – e governate con giustizia, prudenza e sapienza”. Solo il consigliere Mariuccini, neo duca di San Marco, pare abbia risposto: “Non nobis, domine, sed nomine tuo ad gloriam”.

In una nota, Marco Vinicio Guasticchi, presidente della Provincia di Perugia, ha espresso il proprio plauso per l’iniziativa, assumendo allo stesso tempo piena sovranità su una porzione di Piazza Italia, alcuni tratti delle scale mobili dentro la Rocca Paolina e proclamando l’extra-territorialità della sede della Provincia in via Palermo.


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