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Il sorriso oggi è cronaca politica. Autorevoli commentatori, alla luce di quello che è accaduto durante la conferenza stampa Merkel-Sarkozy, sorridono all’arrivo dei diktat sovranazionali senza soffermarsi sull’inadeguatezza del governo Berlusconi ma ponendo, nei loro interventi, tutto e tutti alla berlina. Questo stato d’animo di guerra totale va diffondendosi tra la gente, generando disaffezione politica e istituzionale. Possibile che solo dalla Marcegaglia esca un grido di orgoglio? Nulla a che vedere con un nazionalismo becero ma un invito all’intellighenzia italiana e alla sua creatività a individuare una strada in cui molte regole istituzionali, economiche e sociali, vengano cambiate per un futuro in cui non c’è divisione tra “generazioni”. Come invece si tenta di farci credere.

Occorre un cambiamento radicale della visione della società: lavorare affinché i tagli e le soppressioni siano compensate da nuove soluzioni che sappiano affrontare e vedere l’oggi e il domani. Proprio di questo, il domani, dobbiamo preoccuparci! E allora iniziamo invitando chi è preposto a tutti i livelli istituzionali a sbloccare il sistema sul lato finanziario. Facciamo sì che l’enorme massa di liquidità che scorrazza nel mondo si trasformi in aziende che producano e diano ricchezza sul territorio. È nostro compito chiedere alle banche di non pensare solo alle plusvalenze ma di ritornare alla loro originaria attività. Ritengo che possano giocare una grande partita le Associazioni di categoria tutte: è venuto il tempo di non lanciare più appelli al governo (siamo al terzo!) ma di iniziare a costruire dinamiche produttive che vedano protagonisti i giovani.

A noi rimane, e dobbiamo esprimerla, la capacità di proposta.


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