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L’Umbria ha il decuplo di agenzia di formazione dell’Emilia Romagna che di abitanti ne ha quasi 4 milioni e mezzo, cinque volte più del Cuore verde. L’osservazione è passata un po’ in sordina, ma visto che a farla è stato un dirigente pubblico, Luigi Rossetti, della Regione, c’è di che rifletterci. A maggior ragione se il dato, Umbria batte Emilia Romagna 400 a 40, è stato tirato fuori durante il lancio del nuovo piano per il lavoro e la formazione della Provincia di Perugia. Un progetto, Life (Lavoro, imprese, formazione, Europa), che mette sul piatto delle politiche attive circa 18milioni di fondi, l’80% dei quali in arrivo da “mamma Europa”, il resto di provenienza ministeriale.

Le premesse sono queste: piena integrazione con il piano regionale per il lavoro che, tradotto, significa mai più duplicazioni e sprechi, con i centri provinciali per l’impiego che diventano una sorta di bocca di fuoco delle opportunità per i disoccupati e per i lavoratori. Per la prima volta si parla anche di imprenditori e cultura d’impresa: perché tra le persone che negli ultimi sei mesi si è iscritto ad un centro per l’impiego, uno su tre ha un’età compresa tra 40 e 49 anni e per offrire una ricollocazione anche a loro, la Provincia offre la possibilità di seguire corsi specifici per avviare, magari, un’attività d’impresa ed alimentare iniziative di autoimpiego.

Il punto debole del sistema occupazionale regionale restano tuttavia giovani e donne e se tra i primi cresce la disoccupazione intellettuale, di contro si registra una carenza cronica di manodopera specializzata. Della serie, le scuole superiori sfornano ragionieri e geometri, le università medici, avvocati e ingegneri, le imprese cercano saldatori, manutentori di macchine e impianti industriali, operatrici di maglieria, addetti alla cucina e al marketing. Il nuovo piano della Provincia si propone di intervenire anche su questo e, come dice il vice presidente Aviano Rossi, «per migliorare la formazione, non per dare lavoro alle agenzie». Quasi una sfida dal basso: per avere lavoratori più qualificati ed una classe imprenditoriale più preparata.


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