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“L’insignificanza non è innocua: quella di cui soffre il dire non è episodica; sono colpi di scure ripetuti ai piedi dell’albero della ragione”. Così Guido Ceronetti censura il luogo comune, il sermone rassicurante senza un briciolo di novità, l’uso rabberciato e contorto della parola.

Ormai il vocabolario che esce dalle bocche della maggior parte degli italiani è ridotto a poco più di una paginetta, gli sms dai telefonini sono finiti come modalità anche nei cervelli, non si scrivono più lettere né si tengono più diari. Né la classe dirigente è un esempio, tutt’altro: bla bla televisivi, dichiarazioni contorte ed evanescenti, battutacce, frecciatine, miagolii. Bisogna organizzare un safari per sperare di cogliere da qualche parte, nella foresta degli umani, gli accenni di un ragionamento. E tra la classe dirigente spicca per pochezza e oscurità del linguaggio il mondo politico: sventagliate di parole che mai, tassativamente mai, non diventano dialogo.

E’ possibile recuperare l’amore per la parola? E’ possibile rinverdire, dopo anni di barbarie linguistiche e concettuali, la passione per il ragionamento? E’ possibile ritrovare il gusto del confronto dialettico? Certo che è possibile. Questo è un terreno dove possono (e devono) sbizzarrirsi soprattutto i giovani; proprio quei giovani che, penalizzati dalla crisi economica e dalla miopia di chi dovrebbe occuparsi del bene comune, stanno in queste settimane proponendo valori nuovi. Di qui l’invito – ai giovani ma non soltanto a loro – ad approfittare di questo spazio per articolare la loro opinione, fare proposte, confrontarsi sui problemi più sentiti. Senza timore, ma facendo scivolare dal cuore e dal cervello le parole che magari hanno relegato nel retrobottega delle loro conoscenze perché, di pari passo con l’incontinenza verbale, va di moda una lingua senza più ormeggi, senza misura né controllo etico.

Come sollecitava il poeta e scrittore Raymond Carver, “provate a ricordare che le parole, quelle giuste, quelle vere, possono avere lo stesso potere delle azioni”.


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