Fascia Olivata Assisi-Spoleto, riscontri positivi dalla Delegazione FAO

«Un territorio di grande valore naturalistico e agricolo». Con queste parole giovedì 16 febbraio una delegazione FAO ha visitato i territori della fascia olivata Assisi-Spoleto. La giornata, in cui i membri della delegazione hanno potuto ammirare le bellezze naturalistiche della zona e conoscerne le eccellenze agroalimentari, rappresenta un’occasione verso il riconoscimento all’interno del programma GIAHS, dedicato ai sistemi agricoli. Particolare attenzione è stata data ai luoghi che mostrano un connubio evidente tra produzione agricola e paesaggio. La visita della delegazione rappresenta un primo passo verso il riconoscimento del territorio all’interno del programma GIAHS, dedicato ai sistemi di patrimonio agricolo di rilevanza mondiale, in un percorso portato avanti dal comitato promotore per la fascia olivata. La delegazione, guidata dal presidente del Segretariato del programma Prof. Endo, è formata da dodici rappresentati FAO, di cui due italiani (il prof. Mauro Agnoletti, presidente del Comitato Scientifico del programma GIAHS, e la dottoressa Puzzo) e dieci stranieri, provenienti da Kenia, Tunisia, Giappone, Cina Brasile e Francia. Nei comuni di Assisi, Spello, Foligno, Trevi, Campello sul Clitunno e Spoleto sono stati individuati referenti incaricati di accogliere la delegazione e accompagnare il gruppo nei luoghi di maggior interesse. Con l’accoglienza in ciascuna tappa dei sindaci dei comuni, la visita ha avuto inizio alla Rocca Maggiore e alla Rocchicciola di Assisi, dove sono visibili ancora oggi tracce della coltivazione dell’olivo all’interno delle antiche mura della città. Percorrendo la Stradetta di Assisi e l’acquedotto romano, la delegazione ha poi raggiunto Spello. Terza tappa, la zona di Sassovivo nel comune di Foligno, dove sorge l’omonima abbazia e dove è situata una sorgente di acqua minerale, con annesso stabilimento di imbottigliamento.

A Trevi la delegazione è stata accolta presso Villa Fabri, dove è situata l’omonima fondazione finalizzata, tra i vari obiettivi, alla tutela e valorizzazione dell’ambiente. Presso Villa Fabri ha sede anche l’Osservatorio Regionale per la Biodiversità, il Paesaggio Rurale e la Progettazione Sostenibile, centro di ricerca di respiro interregionale, finalizzato al monitoraggio di specie e habitat di importanza comunitaria. A Trevi, il gruppo ha avuto opportunità di vedere l’olivo di Sant’Emiliano, antico di 1.700 anni. Nel territorio del comune di Campello, la delegazione ha visitato una struttura ricettiva situata nella zona di Pettino, dove si pratica l’allevamento allo stato brado e la raccolta di tartufi. La visita include un momento conviviale al Castello di Poreta e si è conclusa con una tappa all’azienda agricola Bachetoni, situata nel comune di Spoleto in Località Paradiso (Silvignano), centro di produzione di olio d’oliva e altre eccellenze agroalimentari.

Nel corso della visita, la delegazione ha così potuto apprezzare l’interazione tra tecniche tradizionali ed eccellenza dei prodotti: seguendo il ciclo produttivo dell’olio d’oliva, emerge il rapporto tra territorio e prodotti agroalimentari. Negli intenti del comitato per la fascia olivata, la valorizzazione combinata dei due elementi può condurre a un riconoscimento nazionale e al raggiungimento di nuove prospettive di mercato. Per i comuni uniti nella sfida di valorizzazione paesaggistica, culturale ed economica della fascia olivata, la giornata è stata l’occasione per presentare le specificità del territorio dal punto di vista agricolo, tradizionale, alimentare e culturale: la commissione GIAHS-FAO ha risposto in modo positivo alla visita, riscontrando importanti elementi di bellezza paesaggistica e valore agricolo nel territorio.

Una visione della Perugia del futuro che si basa su due concetti chiave: ricostruzione e rigenerazione

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Virgilio Ambroglini, presidente della Fondazione Sergioperlamusica. «Una rigenerazione che passa innanzitutto dagli spazi per la cultura. Il Turreno, uno degli assi fondamentali del nuovo inizio per ricostruire la bellezza di Perugia, si inserisce in questo progetto, ripensando al ruolo della cultura per la ricostruzione dell’identità della città, dei suoi valori fondanti, del senso di comunità e di appartenenza. Prima un parcheggio, poi una paninoteca, infine si è tornato a discutere sulla possibilità di restituire al Teatro Turreno il suo ruolo di catalizzatore delle energie creative della città. Sono più di due anni che siamo in prima linea sul Turreno, contribuendo a far nascere un ragionamento collettivo sul tema decisivo degli spazi per la cultura. Perché è proprio la comunità che esprime l’esigenza di ripensare il ruolo della cultura per la città e il suo futuro. Dopo due anni, non pensavamo di dover parlare ancora. Il nostro progetto per il Turreno, insieme alla nostra visione per la città, è chiaro ed esiste, che sia condivisibile o discutibile. Non possiamo dire lo stesso rispetto all’amministrazione comunale. In sede di consiglio aperto il 16 gennaio speravamo di ascoltare il comune esporre il suo progetto ma, evidentemente, la strada da percorrere è ancora lunga. …Leggi Tutto

Il Turreno? Tante chiacchiere e ancora nessun progetto

Il consiglio comunale aperto che si è tenuto ieri, lunedì 16 gennaio, è stato la chiara dimostrazione di come le idee intorno al Turreno e a Perugia in generale non siano per niente chiare, anzi molto confuse. Dopo che l’assessore Fioroni ha dichiarato che il Comune non ha i soldi per poterlo gestire, con la Regione Umbria (rappresentata dall’assessore Bartolini) che più di tanto non vuole entrare nel merito, nonostante sia intenzionata ad erogare più di 3 milioni di euro, la parola è passata ai cittadini. Molte le idee che sono venute fuori, alcune astruse o incomprensibili, altre più concrete. Pochi gli interventi però che hanno lasciato veramente il segno (a fine articolo la nota ufficiale del Comune). Da segnalare l’esauriente progetto presentato da Virgilio Ambroglini della Fondazione Sergioperlamusica, le parole di Fabrizio Croce che ha spaziato su un fronte diverso, quello della riqualificazione dell’ex carcere di Piazza Partigiani e l’intervento di Fabio Ciuffini che ha sottolineato come sia importante ragionare sulle difficoltà dell’accessibilità. I problemi però non si risolvono con i consigli aperti (utili a tempo debito); sopratutto dopo che si sta discutendo da quasi due anni sulla stessa questione, perché come ovvio, non si arriva da nessuna parte. Ci saremmo aspettati più concretezza da parte di chi ci amministra. E così la tanto elogiata (e lontana) riqualificazione del Turreno e del centro storico pone diversi interrogativi, che ieri sono passati quasi in secondo piano. Uno su tutti quello dell’accessibilità. Una Perugia che pensa solo a decentrarsi, quasi a voler creare una “città parallela” fuori dall’acropoli, come può sostenere lo sviluppo di una struttura polifunzionale come quella del Turreno? Che senso ha investire se poi mancano le infrastruttura che permettono di usufruire del bene in questione? Come può rinascere il centro storico se non si pongono delle basi e si iniziano a trattare problematiche come l’utilizzo del Minimetrò e il caro parcheggi? E ancora. Visto che le intenzioni del Comune sono ormai chiare, senza se e senza ma, perché il consiglio di ieri non è stato affrontato attorno ad una bozza di progetto concreto che avrebbe permesso ai cittadini di aprire un dibattito vero? A quanto pare non c’è nessuna fretta. Ieri il Comune ha perso l’ennesima occasione di dimostrare alla città l’impegno che ci sta mettendo continuando altresì a interagire con frasi fatte e linee guida generali. La verità è che ieri la giunta è stata assente per tutto l’incontro concedendoci, con questo consiglio, solo un contentino. Se veramente da parte dell’amministrazione ci fosse la volontà di risollevare le sorti del centro, ieri dagli scranni più alti della Sala del Consiglio avremmo sentito frasi del tipo: «in concomitanza con la riqualificazione del Turreno abbiamo già aperto una trattativa con la Minimetrò Spa e con la Sipa» oppure «stiamo parlando con le associazioni di categoria e con gli organizzatori di grandi eventi (tra l’altro, ieri, assenti ingiustificati)». Aperture di questo genere nella giornata di ieri non sono arrivate e forse mai arriveranno a quanto pare. E pensare che molte di queste tematiche sono state la base della campagna elettorale dell’attuale sindaco. Fiato alle trombe! …Leggi Tutto

Il Grecante 2015 di Arnaldo Caprai unico vino umbro nella Top 100 di Wine Spectator

La cantina Arnaldo Caprai non smette di collezionare importanti traguardi e lancia Montefalco e l’Umbra verso un futuro sempre più affermato. Dopo un annata davvero eccezionale, ricca di premi e soddisfazioni, ora arriva l’ennesimo riconoscimento a livello mondiale. Merito del Colli Martani Grechetto Doc Grecante 2015, un bianco autoctono dell’Umbria, che, incoronato da “Wine Spectator”, la “Bibbia” enoica mondiale, entra a far parte della celeberrima “Top 100” dei migliori vini al mondo. Unico vino made in Umbria, il Grecante firmato Caprai è tra i 18 vini portabandiera dell’Italia premiati dall’influente rivista Usa, tra i soli due bianchi tricolore in classifica. 100% Grechetto, prodotto in 130.000 bottiglie su 10 ettari (su 136 totali), con un potenziale di affinamento fino a 5 anni – “da stappare da qui al 2020”, suggerisce il magazine – il Grecante di Caprai è il simbolo dell’“altra faccia” bianchista dell’Umbria, accanto alla produzione di grandi rossi, e che non fa altro, come il celebre Sagrantino, che ripercorrere il sentiero storico della produzione enologica del territorio, e, per questo, tra i most exciting wines per “Wine Spectator”, che lo ha inserito in una “Top 100” (alla posizione n. 88 e con un punteggio di 90/100) sempre più aperta al “pluralismo”, con la presenza di Paesi e territori emergenti, a conferma di una tendenza inaugurata ormai da qualche anno. «Per ogni cantina avere un vino tra i migliori al mondo è un risultato straordinario – sottolinea Marco Caprai, alla guida della cantina – ma questo è soprattutto il riconoscimento della grande vocazione alla viticoltura di un territorio, tradizionalmente legato alla produzione di rossi, attraverso un vitigno autoctono locale. Valorizzazione del territorio, rispetto della sua biodiversità e tecniche produttive sono alla base di un’impresa che ha portato ad un risultato così prestigioso, che premia questo vino sul mercato più competitivo e importante per il vino italiano. Il Grecante è un vino di territorio, veicolo di turismo: mi auguro che il suo riconoscimento da parte della critica sia uno stimolo per i turisti americani per superare la paura del terremoto e tornare nelle “verde” Umbria».

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